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Bob Catley – Recensione: When Empires Burn

Sarò un coincidenza, ma la separazione delle strade tra il cantante britannico e il fin troppo prolifico (e comunque spesso bravo) Gary Hughes ha portato il vecchio Bob alla produzione di quello che è senza dubbio il suo miglior lavoro da parecchio tempo a questa parte. ‘When Empire Burns’ ci regala un hard di classe, magniloquente e senza troppi garbugli ma ricco di quel pathos che solo un grande interprete riesce ad amalgamare in melodie apparentemente semplici ed in realtà colorate da sfumature inarrivabili per i poveri mortali. Se, passata l’intro classica di ‘The Torment’, ‘Children Of The Circle’ e ‘Gonna Live Forever’ scorrono piacevoli senza emozionare più di tanto, con ‘The Prophecy’ comincia una cavalcata trionfale che apre le porte ad una vittoria che rischia di diventare epica. Il rock albionico è tutto qui: Magnum, Dio, Whitesnake, Dare e, paradossalmente, gli stessi Ten vengono presi a riferimento e bilanciati al meglio. Splendide ‘I’ll Be Your Fool’, ‘Every Beat Of My Heart’ e ‘Meaning Of Love’, tre melodic songs, tutte potenziali hit radiofonici come non si sentiva dai tempi d’oro del rock da classifica. Ma non mancano virate dalla sorprendente durezza, comunque anticipata dalle dichiarazioni dello stesso singer (‘Questo è il mio album Heavy Metal’). Un esempio per tutte la rocciosa ‘Someday Utopia’, probabilmente la song più dura mai cantata dal nostro. Nessun cedimento anche per la suadente ed oscura title track, la spigolosa ‘This Is The Day’ e la celtica ‘My America’. Per una volta anche la produzione si dimostra all’altezza; non priva di sporcature heavy ma perfettamente in grado di far emergere le melodie senza soffocare il feeling generale volutamente abbondante di chiaroscuri. Gli imperi della terra saranno anche in fiamme, ma il regno del signor Catley non è mai stato tanto saldo. Giù il cappello.

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