Warren Haynes: “Quando sento oggi alcuni giovani musicisti che hanno imparato da me e da altri, mi ricordo quanto io abbia preso in prestito da così tante persone prima di me” – Intervista a Warren Haynes

Dopo la pubblicazione del suo ultimo disco solista, l’ottimo “Million Voices Wishper” dell’anno scorso, e a poca distanza dal suo concerto milanese al Comfort Festival il prossimo 4 luglio, abbiamo l’occasione di intervistare uno dei più grandi chitarristi e cantanti in ambito rock blues southern degli ultimi trent’anni, Mr. Warren Haynes.

Ciao e benvenuto su Metallus. Inizierei con il chiederti cosa ti aspetti dalla tua prima data italiana come solista, dopo tutte quelle fatte con i Gov’t Mule, il prossimo 4 luglio al Comfort Festival, una rassegna che vedrà altri grandi nomi, fra i quali Ben Harper, Wolfmother, Dirty Honey, Blackberry Smoke, Joe Satriani e Steve Vai.

Suoneremo alcuni brani tratti da ciascuno dei miei album da solista, oltre ad alcuni brani dei Gov’t Mule e degli Allman Brothers.

Passiamo al tuo lavoro solista dello scorso anno, “Million Voices Wishper”, che nella mia classifica personale è fra le migliori uscite del 2024. Quale è stata l’esigenza, dopo nove anni dal precedente, di pubblicare un nuovo album a tuo nome? E in che cosa, secondo te, si differenzia dalle tue produzioni con i Gov’t Mule?

Durante il periodo di lockdown per il Covid avevo scritto così tante canzoni che siamo riusciti a realizzare due album dei Gov’t Mule: “Heavy Load Blues” e “Peace…Like A River”, ma avevo anche scritto alcune canzoni che non sembravano dei Gov’t Mule e che mi entusiasmavano molto, quindi ho continuato a scrivere brani in quella direzione e ho registrato quello che si è rivelato essere “Million Voices Wishper”.

Quando componi lo fai a tavolino o prendi idee che scaturiscono dalle jam? Procedi in maniera diversa quando componi per i Gov’t Mule rispetto ai tuoi lavoro solisti?

Preparo molti degli arrangiamenti in anticipo, ma lascio sempre spazio all’interpretazione sul momento, una volta iniziate le prove o a volte anche durante la registrazione. Canzoni come “Lies, Lies, Lies” e “Terrified” sono cambiate molto una volta entrati in studio, e anche canzoni come “These Changes” e “Till The Sun Comes Shining” hanno subito modifiche, aggiungendo le sezioni strumentali finali agli arrangiamenti durante le prove, dato che inizialmente non facevano parte del brano.

Che ricordo hai del tuo primo album solista, “Tales Of Ordinary Madness”?

Adoro quell’album, ma ho sempre voluto rimixarlo perché suona un po’ troppo “anni ’80”. L’abbiamo rimixato di recente e la nuova versione sarà presto disponibile con una bonus track mai pubblicata.

Il disco è dedicato a un grandissimo chitarrista scomparso l’anno scorso, indubbiamente importante per l’inizio della tua carriera di musicista: sto ovviamente parlando di Dickey Betts. Vuoi parlarcene?

Dickey mi ha ispirato molto prima che diventassimo amici. Ha creato il suo stile personale di chitarra e di scrittura, il che è il complimento più grande che si possa fare a un musicista. Mi ha anche dato la più grande opportunità della mia carriera, portandomi nella Allman Brothers Band.

Generalmente la tua musica viene annoverata nel Southern Rock. È una definizione in cui ti riconosci o pensi che ti vada stretta? In ogni caso, non pensi che a volte il Southern Rock sia schiavo di alcuni cliché, almeno a livello di immagine?

I membri originali degli Allman Brothers Band non sono mai stati contenti di questa descrizione e io sono d’accordo. Può sicuramente evocare un tipo di immagine con cliché troppo ristretti e limitanti.

Nel doppio ruolo di cantante e chitarrista, hai qualche preferenza per uno dei due, che senti più tuo, oppure per te sono alla pari?

Ho sempre avuto la stessa passione per il canto, la musica e il songwriting. Sono molto grato di avere tutte e tre le cose nella mia vita.

Hai fatto centinaia di concerti e jam session e conosciuto centinaia di musicisti. C’è un incontro che ti ha lasciato particolarmente il segno?

Ce ne sono stati tanti che mi hanno lasciato un segno indelebile, ma devo dire che entrare a far parte della Allman Brothers Band mi ha aperto le porte per suonare con gente come Eric Clapton, BB King, Bob Dylan, John Lee Hooker e tanti altri.

Nei tuoi dischi e concerti hai sempre reso omaggio ai musicisti che ti hanno ispirato maggiormente. A questo punto della tua carriera, ritieni di essere a tua volta fonte di ispirazione per le nuove generazioni di musicisti? Se sì, c’è qualcuno che puoi considerare il tuo erede?

Spero di sì. Credo sia importante per tutti i musicisti mantenere viva la musica da cui sono stati ispirati. Quando sento oggi alcuni giovani musicisti che hanno imparato da me e da altri, mi ricordo quanto io abbia preso in prestito da così tante persone prima di me.

Ti ringraziamo per l’intervista e per il tempo che ci hai messo a disposizione. Arrivederci dal vivo al Comfort Festival!






Sito Web: https://www.facebook.com/warrenhaynes

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