Wardruna: Live Report e foto delle date italiane

Il live report fa riferimento alla seconda data italiana, quella del 22 gennaio, mentre le foto sono tratte dalla prima serata, avvenuta il giorno prima.

Finalmente, dopo un’attesa straziante siamo giunti nei giorni tanto, tantissimo attesi: la prima calata in Italia dei Wardruna. Ci sono stati nel corso di questi lunghi anni diversi cambiamenti che hanno portato ad avere le due date ad invertirsi, infatti le foto che vedrete sono di domenica 22 gennaio che nel 2023 è stata la prima data, ma in realtà era prevista come seconda, mentre il report sarà basato sull’esperienza del 23 gennaio, serata che in origine era destinata ad essere il loro vero benvenuto sul suolo tricolore.

Non vi nego l’emozione che ho provato nel sedermi in seconda fila dopo l’acquisto che è avvenuto nel 2019, ancora ignaro di una pandemia e di una possibile collaborazione con Metallus in futuro. Mi ricordo la mattina davanti al pc per potermi accaparrare il posto migliore e ritrovarmici ora, con Einar praticamente a cinque metri, non mi sembra vero. È una band che conosco sin dal primo album e vi dirò la verità, non so nemmeno in che modo ne sia venuto a conoscenza, ma Runaljod mi aveva fatto scaturire un fortissimo interesse nei confronti del Nord Europa e dei vichinghi molto prima di “Ragnarr Lodbrók“. Un interesse che poi è andato a espandersi con sette viaggi sparsi in tutta la Scandinavia e una serie di tatuaggi in omaggio, sempre con la band in sottofondo durante le lunghe giornate in auto a esplorare luoghi incredibili, contornati da storie magiche, rendendo il tutto ancora più indimenticabile.

Nel momento fatidico in cui si spengono le luci ancora non sapevo come avrei affrontato questo momento, se con interesse di critico che ormai mi porto dietro per via del ruolo che ricopro in Metallus, o se nota dopo nota mi avrebbe fatto riaffiorare i paesaggi mistici sparsi nel fiordo norvegese. La risposta me la danno loro appena imbracciano gli strumenti, inaugurando la serata con “Kvitravn”. Nel momento in cui la scena si apre con i bassi, sobbalzo sulla sedia e un muro di suono si scaglia sui presenti mentre inizia questa cerimonia di altri tempi, quasi perduti. Le luci sono soffuse, in netta contrapposizione con l’entità sonora di cui siamo al cospetto, i protagonisti sembrano totalmente ipnotizzati nella loro esecuzione e, se io ero più curioso di vedere l’ideatore di questo progetto, è Lindy in realtà che rapisce la mia attenzione. Se tutti sono saliti sul palco del Teatro Dal Verme vestiti in puro stile antico norreno, lei è anche a piedi nudi e danza davanti al microfono con una voce strepitosa, togliendomi con dolcezza lo sguardo da Einar per fissarla ballare e cantare. È bastata una sola canzone per farmi dimenticare tutto e lasciarmi trasportare dai loro suoni unici, magici che con “Solringen” mi fanno chiudere spontaneamente gli occhi e immediatamente rivedo il fiordo di Bergen ed il lungo tragitto per arrivare a Stegastein.

La semplicità con la quale i Wardruna stanno portando il loro repertorio è davvero pazzesco, pensare a quanto impegno e dedizione ci hanno messo per progettare e creare degli strumenti più fedeli possibili dell’epoca è sconcertante, e alla fine Einar suona dei legnetti su un tronco. Fa quasi ridere ma soprattutto riflettere.

Un momento impressionante invece lo possiamo trovare durante l’esecuzione di “Tyr” quando Einar ed Eilif si mettono al centro del palco per imbracciare le trombe vichinghe e soffiare tutto il fiato possibile. L’effetto finale è un suono fortissimo che agita, come sentirsi sotto attacco da un drakkar che si avvicina minaccioso. Il suono è straordinario, l’effetto è sopra ogni possibile idea che mi sono fatto durante questi anni e non è minimamente paragonabile ad altro mai sentito in teatro, ma in generale in concerto.

Cambia completamente scenario quando Einar prende la talgharpa (simile come suono ad un ukulele ma utilizzabile anche con l’arco in stile violino) per regalarci “Voluspá” nella sua versione acustica. Rimane sul palco con una sola luce a illuminarlo e alle spalle la sua immagine in bianco e nero catturata dalla GoPro posizionata sull’asta del microfono. Non manca di fare qualche battuta per rendere meno diplomatica la situazione e sbollire un po’ i vogliosi spiriti di inni di battaglia.

È davvero complicato esprimere a parole tutte le varie sensazioni provate di canzone in canzone, penso e anzi sono convinto che questo concerto sia stato vissuto in modo differente da ognuno dei presenti. L’unica cosa che posso dire con assoluta certezza è condividere il discorso fatto da un Einar super emozionato quasi a fine concerto: i Wardruna non sono un progetto per rievocare i vichinghi o rendergli omaggio, ma è un modo per non dimenticare le origini del loro antico popolo, cercando di portare più persone possibili a cantare insieme. Cantare fa bene all’animo ed è il più importante ingrediente di compagnia, una consuetudine che è andata pian piano a perdersi nel corso dell’Era contemporanea, sulla quale mi trovo totalmente in accordo con lui. Ha deciso di cantare qualcosa che probabilmente sarebbe andato perso se non ci fossero persone studiose come Einar, mentre noi dovremmo ritrovare il gusto di cantare non solamente durante gli eventi ma anche tra noi. Con queste parole, ringraziando di continuo il pubblico italiano per avergli fatto dimenticare la lontananza da casa, ci regala le ultime due canzoni citando Viking e la saga di Ragnar (che non si sa bene se sia esistito o meno, ma abbiamo delle testimonianze scritte delle sue gesta nda), infatti “Ormagardskvedi” racconta appunto della sua morte in una buca piena di serpenti in territorio anglosassone.

Visto e considerata l’affluenza e il successo ottenuto in Italia, non ha aspettato la fine degli applausi scroscianti con il teatro in standing ovation per prometterci un ritorno molto presto, cosa che speravo. Magari la prossima volta in un altro luogo, più a contatto con la natura visto che siamo pieni di posti da far invidia al mondo. Una serata indimenticabile e carica di emozione.

Setlist:

  1. Kvitravn
  2. Skugge
  3. Solringen
  4. Bjarkan
  5. Tyr
  6. Lyfjaberg
  7. Voluspá (Skandic Version)
  8. UruR
  9. Isa
  10. Grá
  11. Rotlaust tre fell
  12. Fehu
  13. Odal
  14. Helvegen
  15. Ormagardskvedi

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie le capitano Europe e Bon Jovi, ma è con gli Iron Maiden prima e Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, non ci sono mai salito, ma ho iniziato presto coi concerti, Monsters of Rock 88. 
La passione per la fotografia arriva più tardi, nei primi anni 2000. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

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