Wacken Open Air: il punto della situazione sull’edizione 2026 del festival

Wacken compie 35 anni (anche se la prima edizione, lo ricordiamo, è del 1990 e ci sono stati due anni di sospensione forzata a causa della pandemia). I presupposti sono quindi quelli di una festa in grande stile, che ha avuto inizio al termine dell’edizione 2025, sotto una pioggia fitta e persistente, con una serie di video di artisti che pubblicizzavano la partecipazione all’edizione 2026.

Anche lo slogan del festival, almeno formalmente, cambia, e diventa “Party On!” a differenza del classico “Rain or shine” che ormai fa parte dell’immaginario collettivo ed è sufficiente a far capire dove ci si trova. Sarà interessante capire come questo cambiamento verrà preso dai fan, anzi se esso verrà in effetti recepito, o se si continuerà nel modo solito (tenendo conto che il fan del metal tradizionale tendenzialmente non ama i cambiamenti – c’è un piccolo Sheldon Cooper in ognuno di noi, insomma).

Per prima cosa, ci si augura che quest’anno lo shine prevalga sul rain, soprattutto alla luce della fatica e dei piccoli infortuni occorsi a molti addetti ai lavori, proprio a causa delle forti piogge che hanno reso più difficile e faticoso il percorso. Sono discorsi scaramantici, visto che nessuno di noi ha il potere di influire sulle condizioni meteo, ma fa sempre bene sognare un po’. In fondo è una delle cose che caratterizzano chi va a Wacken tutti gli anni: la raccolta delle aspettative, il viaggio insieme, il ritrovare vecchie conoscenze e, appunto, il ragionare un po’ sulle condizioni meteo.

A fronte di tutto questo, comunque, dobbiamo dire che l’edizione numero 35 del festival contempla sì alcuni grandi momenti di splendore potenziale, ma a differenza di altri anni non si grida proprio al miracolo. La maggior parte dei grandi nomi che faranno da headliner alle serate principali, infatti, ha già preso parte a molte altre edizioni, anche abbastanza di recente, per cui il bill potrebbe far pensare a un revival più che a un’innovazione.

L’eccezione principale a questo discorso è costituita dai Def Leppard, che entreranno nell’Infield per la prima volta nella loro carriera e porteranno di sicuro uno spettacolo di ottimo livello, come hanno sempre dimostrato, anche in tempi abbastanza recenti (se pensiamo al concerto insieme ai Motley Crue un paio di anni fa a Milano). Oltre a loro però troviamo altri nomi importantissimi ma già visti di recente, come Judas Priest, Sabaton, Powerwolf, Saxon e Running Wild, per esempio. Intendiamoci, siamo contentissimi del ritorno di queste ottime band, ma non si può certo dire che si tratti di un bill all’insegna dell’innovazione.

Accanto a questi grandi nomi ce ne sono comunque alcuni che appaiono a Wacken per la prima volta, come Yngwie Malmsteen, per il quale sarebbe interessante un confronto con Uli Jon Roth, che sarà presente al festival anche questa volta (dopo essere stato presente in altre edizioni, fra cui quella del 2024). Un momento interessante sarà di certo l’esibizione dei redivivi Nevermore, dai quali ci aspettiamo grandi cose, a dispetto di qualche dubbio di sottofondo (i Nevermore senza Warrel Dane sono degni di chiamarsi ancora così?). Non ci sono dubi invece per i Savatage, che sono ormai rilanciati perfettamente e sembrano in ottima forma.

Sul fronte delle sonorità classiche possiamo citare ancora gli Airbourne, gli Alestorm (che si esibiranno dopo la mezzanotte, se il programma previsto rimane tale), i Rose Tattoo, nell’ambito del loro ultimo tour mondiale, gli Europe e i Crimson Glory, per i quali si parla invece di una prima esibizione sul suolo di Wacken. Le sonorità più estreme (intendendo il termine nella sua accezione più ampia) vedranno la presenza di Sepultura, Emperor, Triptykon, The Haunted, In Flames, nonché del tributo ai Bathory che sta facendo da tempo discutere gli appassionati della band.

Per tutti, invece, l’esibizione degli Heavysaurus, che dopo il successo strepitoso dello scorso anno (e come poteva essere altrimenti?) quest’anno vengono spostati sul palco principale, sempre alla mattina, per consentire il massimo del divertimento ai piccoli metallari di domani.

L’Italia, invece, sarà rappresentata bene dai Lacuna Coil, anche a loro volta rientrano fra le band che si esibiscono a Wacken fin dalla notte dei tempi, dagli Hardline in cui milita Alessandro Del Vecchio, e dai vincitori della consueta Metal Battle, i Deflag.

Da non dimenticare anche presenze importanti come i The Gathering, nell’ambito del loro tour per i 30 anni di “Mandylion”, Arch Enemy, Danko Jones, Grand Magus, P.O.D., Mob Rules, Therapy?, Turbonegro e Subway To Sally.

Un lettore attento avrà quindi notato, come già detto all’inizio, che molti di questi nomi hanno già preso parte ad altre edizioni del festival, anche a più riprese e in anni molto vicini a questo. Non ci è dato di sapere il motivo di questa scelta, ma il dato certo è che a tutt’oggi, a differenza di altri anni, il sold out non si è ancora raggiunto. Certo, ci sono tanti fattori che possono incidere su questo aspetto, e di sicuro la situazione internazionale, l’incertezza generale e i rincari dei carburanti non hanno di certo aiutato. La speranza è che, comunque vada, anche quest’anno il Wacken Open Air ci riservi divertimento, ottima musica e il migliore pubblico del mondo.

E allora, ancora una volta, alla faccia delle innovazioni, see you in Wacken, rain or shine.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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