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Wacken Open Air 2015: Live Report del Day 2

Niente più pioggia, raffiche di vento ridotte ai minimi termini, la colorita popolazione di Wacken torna a scrutare il cielo con rinnovata fiducia e, dopo una notte sostanzialmente tranquilla, si riprendono le attività su tutti i palchi. La giornata di venerdì 31 inizia con il terreno che, pur ancora fangoso, comincia ad essere abbastanza praticabile: quantomeno non c’è il rischio di impantanarsi ogni cinque secondi, anche se il fango assume gradazioni diverse di densità. Per sicurezza, puntiamo le antenne verso il W.E.T. Stage e l’Headbangers Stage, che sono sempre protetti dal solito tendone e offrono un pavimento un po’ più solido e una serie di band interessanti. Manca qualche minuto a mezzogiorno quando salgono sul palco i romagnoli Ancient Bards, che assieme ai Deathless Legacy, di cui abbiamo già parlato, e a Fabio Lione che si sta esibendo sul Party Stage insieme agli Angra, rappresentano la nostra penisola sui palchi di Wacken. Una delle cose belle di questo festival è che, non importa su quale palco tu ti stia esibendo, ci saranno sempre alcune centinaia di persone sotto il palco ad ascoltarti con interesse e competenza. Lo stesso trattamento viene riservato agli Ancient Bards e al loro power metal sinfonico, con una  setlist che riparte dal disco d’esordio, quel “The Alliance Of The Kings” uscito ormai cinque anni fa, per arrivare alle uscite più recenti con l’esecuzione del brano “Flaming Heart”. Niente male, considerando che in venti minuti di tempo la band guidata da Sara Squadrani riesce a condensare tutta la propria discografia.

Sul palco a fianco è poi il turno di una band in un certo senso anomala in un festival incentrato sull’heavy metal in tutte le sue forme. Il rock blues dei britannici The Quireboys, infatti, potrebbe apparire troppo all’acqua di rose per chi si appresta ad ascoltare nel corso della giornata band come Black Label Society o Death Angel, ma Spike e compagni sono ormai veterani dei palchi di Wacken (tanto che, nel corso dell’edizione 2015, si sono esibiti per due volte in due giornate differenti) e si lanciano in uno dei loro soliti concerti, scatenati e divertenti, attirando subito l’attenzione dei presenti. Neppure in questo caso si riscontrano grosse sorprese per quanto riguarda la setlist, che è un rapido excursus nei brani più celebri della band di Newcastle, passando da “There She Goes Again” a “I Love This Dirty Town”, che per l’occasione viene dedicata a Wacken, da “Hey You” a “7 O’ Clock”, tutti pezzi che comunque fanno svegliare anche chi ha ancora un occhio mezzo chiuso per i bagordi notturni.

Tocca poi a una band locale, i Crossplane, simpatico quartetto di musicisti dal look da vichinghi dediti a un rock and roll dalle ritmiche serrate che risente molto dell’influenza dei Motörhead; il loro set scorre veloce fra disquisizioni in tedesco, brindisi e brani cantati dal vocione tonante del frontman Celli.

Le band ad alternarsi sotto il tendone di Wacken sono ancora molte (è il giorno, fra gli altri, di Samael, My Dying Bride, Armored Saint e Ill Nino), ma noi ci congediamo da questa location assistendo al concerto dei The Poodles, chiamati in fretta e furia a sostituire le Butcher Babies dopo che queste ultime hanno annullato il loro tour europeo. Anche in questa occasione la band svedese si comporta in modo egregio, con una tenuta di palco invidiabile e un’ottima intesa fra i suoi componenti, con Jakob Samuel a fare da mattatore e intrattenitore, destreggiandosi bene tra brani recenti come “House Of Cards” e altri estratti dal repertorio, come “Cuts Like A Knife” e “Link No Tomorrow”.

Non c’è tempo per fermarsi, è il momento di tornare nella Press Area per assistere alla conferenza stampa di Savatage e Trans – Siberian Orchestra (con in sottofondo il concerto degli At The Gates, che si stanno esibendo a breve distanza, tanto che Chris Caffery ad un certo punto fa la battuta: “Qualcuno può abbassare il volume?”) e poi si torna nell’area principale per i piatti forti della giornata. I set del pomeriggio sui grandi palchi sono decisamente orientati alle varie sfumature del progressive; si comincia con i Queensrÿche di Todd La Torre, che non seguiamo da vicino ma di cui percepiamo con chiarezza la potenza e l’ottima resa, e si continua con gli Opeth, suggestivi ed impeccabili come sempre.

Ottimo anche il set dei Dream Theater, che non hanno modificato in sostanza il set che stanno portando in giro in questa estate e che chi era presente a una delle tre date italiane di luglio ha potuto ascoltare. La scelta rimane quindi quella di estrarre un brano da ciascun album della discografia passata (per questioni di tempo si saltano i brani estratti da “Awake” e da “A Change Of Seasons”) e di presentarli praticamente in ordine cronologico, insieme alla solita video sigla di presentazione che unisce tutte le immagini di copertina degli album della band in un immaginario filo conduttore. James LaBrie canta senza la minima sbavatura, mentre il tempo limitato costringe il resto dei musicisti ad attenersi fedelmente ai brani senza lasciarsi andare in lunghi assoli. C’era un po’ di curiosità attorno all’esibizione dei Dream Theater, che sono saliti per la prima volta sul palco di Wacken, ma la prova è superata a pieni voti. Il calare della sera (si fa per dire: siamo al nord e il sole tramonta un po’ più tardi rispetto all’Italia) porta a un appesantimento del sound, con l’arrivo di Zakk Wylde e della sua Black Label Society, e degli In Flames poi, con un Anders Friden in un look total white che lo fa assomigliare più a un gelataio di quartiere che a un cantante. Due show pirotecnici sia sul versante scenografico (gli In Flames hanno anche il lancio di coriandoli nel finale) che su quello musicale, con un grande coinvolgimento di pubblico sotto entrambi i palchi. Ormai vicini alla mezzanotte, ci spostiamo verso il Party Stage, terzo palco grande nell’area concerti, in attività solo venerdì e sabato, sul quale si sono già alternate oggi band come Falconer, Stratovarius e Annihilator, per seguire le gesta di un’ottima Sharon den Adel e dei suoi Within Temptation. Anche in questo caso registriamo una buona partecipazione da parte di coloro che non hanno ceduto al freddo o non sono sotto il Black Stage a seguire i Running Wild, che suonano contemporaneamente ai Within Temptation, e un’ottima risposta da parte della band. Facciamo ancora in tempo a registrare Rock ‘n’ Rolf mentre canta “Into The West”  prima di porre fine a una giornata impegnativa ma soddisfacente. Ma non poteva andare a finire tutto bene, vero? Il primo giorno di sole del festival lascia spazio alla notte più fredda, con una temperatura che va a toccare più o meno i 6° e altri avvertimenti pubblicati sul web dai sempre previdenti organizzatori a munirsi di abiti caldi e a non avere comportamenti che potrebbero mettere a rischio la salute dei campeggiatori. Anche stavolta va tutto bene, e domani arriva il gran finale.

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