Wacken Open Air 2015: Live Report del Day 0

Rain or shine, dice il motto del Wacken Open Air. Mai come quest’anno, questo motto ha corrisposto al vero. Già, perché l’edizione 2015 è cominciata sotto le peggiori aspettative, almeno dal punto di vista del tempo atmosferico. Gli organizzatori del festival più celebre d’Europa, infatti, hanno diffuso nei giorni precedenti il suo inizio una serie di bollettini meteorologici abbastanza preoccupanti, da cui traspariva in pratica che i convenuti a Wacken avrebbero dovuto fronteggiare un terreno sul quale si abbattevano fitte piogge da almeno tre giorni. E così è stato: al nostro arrivo, nella tarda mattinata di mercoledì 29 luglio, in quello che viene considerato un giorno di “warm up” prima dell’inizio ufficiale del festival, ci siamo trovati di fronte a un cielo coperto uniformemente da una cappa di nubi grigie e da improvvisi scrosci di pioggia, accompagnati da fredde e imprevedibili raffiche di vento contro cui gli impermeabili color sacco della spazzatura contenuti nella Full Metal Bag (lo zainetto pieno di gadget che viene consegnato a tutti i partecipanti al festival) non potevano molto. Questo ameno paesaggio non ha impedito comunque ai già molti convenuti nel piccolo paese tedesco di passeggiare tranquillamente per le strade facendo provviste, intrattenendosi in compagnia degli altri presenti e dando il via, in poche parole, a quello spirito allegro e conviviale che contraddistingue il festival. Se però sulla strada asfaltata la situazione è spiacevole ma non ingestibile, i problemi sono cominciati appena entrati nell’area del campeggio, che è poi fondamentale per accedere all’area concerti. Tre giorni di pioggia avevano infatti trasformato il terreno in un enorme pantano, che si riusciva ad attraversare solo con grande fatica, rischiando di impantanarsi in ogni momento; niente asfalto, niente possibilità di appoggio e scene di tutti i tipi, che avevano come protagonisti soprattutto chi, appena arrivato, magari portandosi appresso un trolley, cercava di farsi largo per raggiungere una zona meno annacquata su cui piantare le tende. L’attraversamento di un pantano di simili dimensioni ha fatto dilatare di molto i tempi di percorrenza, per cui raggiungiamo l’area concerti nel tardo pomeriggio di mercoledì, in tempo per fortuna per assistere al concerto dei The Gentle Storm, guidati in modo meraviglioso da Anneke Van Giersbergen. C’è da ricordare che, per il primo giorno, l’arena concerti centrale su cui sono collocati i tre palchi più grandi, è chiusa (tra l’altro le voci di corridoio parlavano di uno strato di 30 centimetri di fango in quest’area, quindi tanto meglio…); infatti i The Gentle Storm si sono esibiti sul Wackinger Stage, palco piccolo ma perfettamente organizzato e dall’ottima resa sonora (come sempre a Wacken, del resto). Anneke Van Giersbergen è in ottima forma e di sicuro il fatto di avere il supporto di una band molto giovane e dinamica l’aiuta ulteriormente. La setlist del concerto è incentrata naturalmente sull’album “The Diary”, in particolare nella “storm version”, quindi seguendo gli arrangiamenti più heavy, ma nella seconda parte della performance trovano spazio anche una cover degli Agua De Annique, un brano dei The Gathering e un estratto dal Devin Townsend Project. Non essendo presente (come era già stato ampiamente preannunciato) Arjen Lucassen, altro mastermind del progetto The Gentle Storm, il repertorio si è spostato su un ambito più legato alla cantante olandese. Anneke è come al solito eccellente nella sua prova vocale, coinvolgente nel suo contatto con il pubblico ed empatica, tutti aspetti che aiutano molto, considerando anche che, mentre i The Gentle Storm suonano, inizia a cadere una fitta pioggia che andrà avanti per molte ore.

Setlist The Gentle Storm:

  • Endless Sea
  • Heart Of Amsterdam
  • Brightest Light
  • The Storm
  • Witnesses
  • Strange Machines
  • Fallout
  • Shores Of India

La pioggia e il pantano fanno sì che l’unico spazio al riparo sia il tendone sotto cui si trovano il W.E.T. Stage e l’Headbanging Stage, su cui si esibiscono dal mattino le band finaliste della Metal Battle e su cui saliranno poi in tarda serata due headliner dell calibro di Uli Jon Roth e degli Europe. Purtroppo, il tendone funge da vero e proprio richiamo per falene per tutti i presenti, per cui si crea in breve una coda interminabile per l’accesso ai palchi, cosa che ci rende impossibile entrarvi. Torniamo quindi in campeggio con le pive nel sacco, sentendo da lontano Joey Tempest che canta la title track “War Of Kings” con quella che sembra un’ottima intonazione; ci consoliamo sapendo che il concerto di Wacken è stato filmato e finirà su un DVD, in uscita in autunno, che farà parte della tour edition di “War Of Kings”. Nel frattempo, pioggia e raffiche di vento si accaniscono contro le tende dei campeggiatori e ne divelgono un certo numero, al punto che tra mercoledì notte e giovedì mattina i bus navetta verso la stazione dei treni di Itzehoe, ultimo avamposto della civiltà in quanto la città più vicina a Wacken con stazione ferroviaria, sono piene come quelle che fanno il percorso in senso contrario. Per chi resiste, comunque, il meglio deve ancora venire.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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