The Vintage Caravan – Recensione: Voyage

L’ultima scoperta approdata in casa Nuclear Blast è una band molto giovane per quanto riguarda l’età anagrafica, ma già provvista di un’esperienza abbastanza consolidata.       Quando i The Vintage Caravan si sono formati infatti, i suoi membri avevano dodici anni, e stiamo parlando del 2006: tirate un po’ le somme… In questi anni la band, originaria di  Reykjavik, ha anche avuto modo di pubblicare due album, uno dei quali uscito per un’importante etichetta islandese. La giovanissima età dei tre musicisti che compongono il gruppo è un fattore potenzialmente determinante, per una serie di motivi. L’aspetto positivo è che, se i The Vintage Caravan non diventeranno una meteora da una botta e via, il loro percorso artistico potrebbe essere lunghissimo e lastricato di buon successo; d’altro canto, la giovane età ci mostra un gruppo abbastanza concentrato ma non ancora focalizzato del tutto sul genere che vuole proporre.

Non è infatti facilissimo inquadrare il loro stile entro un genere unico in quanto, se da una parte è evidente la presenza di parecchi riferimenti a gruppi come Led Zeppelin e Black Sabbath, è anche chiaro come i The Vintage Caravan abbiano rielaborato gli insegnamenti di questi mostri sacri a modo loro, modernizzandolo e inserendo a loro piacimento altre influenze. Un altro aspetto che caratterizza i giovani islandesi è l’utilizzo di lunghe parti strumentali che spesso danno l’idea di essere frutto di improvvisazione, un tratto appartenente anche al blues oltre che alle band anni ’70, da cui i The Vintage Caravan traggono comunque ispirazione. Prevalgono i ritmi veloci, anche se “Do You Remember”, brano acustico dall’incedere lento e particolarmente dolce, spicca ancora di più per il senso di glaciale perfezione che trapela. Discorso molto simile per “Winterland”, brano dalla struttura più complessa, suonato in acustico nelle parti iniziale e finale, ma che contiene un lungo intermezzo strumentale frenetico e decisamente più rabbioso, come a voler descrivere la furia degli elementi nella terra, appunto, dominata dal generale inverno. Molto interessanti anche la zeppeliniana “Cocaine Sally”, che piace immediatamente, e la conclusiva “The King’s Voyage”, quasi interamente strumentale, nonché la traccia più sperimentale di tutte (piccolo dettaglio per maniaci: il brano finisce con il suono della puntina di un giradischi sul vinile quando il lato del disco è finito). Sono solo in tre, ma fanno confusione per sei, grazie a riff dal suono pieno e massiccio,  e grazie alla voce di Óskar Logi Ágústsson, il cui timbro vocale non vuole, per fortuna, scimmiottare nessuno e riesce a dare un tocco rétrò allo stile della band, pur non suonando affatto nostalgico. Viste le premesse, c’è solo da sperare che i The Vintgae Caravan crescano musicalmente negli anni a venire e proseguano questa loro ricerca di fusione fra le sonorità del rock classico e la modernità sonora che scaturisce dall’entusiasmo dei loro giovani anni.

Voto recensore
7.5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2014

Tracklist:

01. Craving
02. Let Me Be
03. Do You Remember
04. Expand Your Mind
05. M.A.R.S.W.A.T.T.
06. Cocaine Sally
07. Winterland
08. Midnight Meditation
09. The King’s Voyage


Sito Web: https://www.facebook.com/vintagecaravan

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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