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Votum – Recensione: :KTONIK:

Colpevolmente ignorati in occasione del precedente “Harvest Moon” vi avevamo però presentato il secondo lavoro dei Votum a titolo “Metafiction”.

Appartenenti a quel sottobosco polacco intriso di band interessanti (qualcuno ha addirittura parlato di New Wave Of Polish Prog) per il quale avevano fatto da apripista i Riverside (oggi tristemente noti per la prematura scomparsa del chitarrista Piotr Grudziński) i nostri sono autori di un dark progressive metal amalgamato ad un alternative sofferto (e sprazzi post metal) basato su tempi medi.

I Votum non hanno mai brillato per la fruibilità del proprio stile pur essendo ciononostante interessanti per chi si abbevera di gruppi “diversi” e ama scandagliare nell’underground; i polacchi sono sempre stati volutamente criptici grazie a vocals sofferte (il nuovo singer Bart Sobieraj ha una voce assolutamente accostabile a quella di Maciej Kosiński) e atmosfere cupe e malinconiche; di primo acchito :KTONIK: non ci sembra dopo qualche ascolto al livello dei suoi predecessori anche perché la band sceglie di rendere la propria proposta ancora più impenetrabile (“Greed”).

I suoni (David Castillo mix e Tony Lindgren mastering) sono molto buoni ma le voci spesso filtrate e l’assenza di melodie abbordabili rendono l’ascolto davvero difficoltoso; solo all’altezza di “Simulacra” e “Prometheus” i tempi accelerano rendendo la musica dei polacchi un po’ più appetibile.

Il finale di album effettivamente conferma un miglioramento qualitativo anche grazie all’innesto di partiture post rock che stemperano il magma sonoro dei Votum e lo rendono più digeribile.

Da approfondire.

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