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Voodoo Hill – Recensione: Voodoo Hill

Prima con i Crossbones, poi con il progetto The Cage, ed ora in Voodoo Hill, ecco la storia in pillole di Dario Mollo, una delle figure di maggior spicco nell’hard rock italiano a cavallo dei millenni. Se la scorsa volta aveva goduto delle performance di Don Airey alle tastiere e di Tony Martin alla voce, eccolo tornare prepotentemente con “The Voice Of Rock” Glenn Hughes come comprimario dei Voodoo Hill. Hard rock, dicevamo, sanguigno, passionale, immortale. Questi sono i Voodoo Hill, nel riffing di ‘Disconnected’, nelle gustosissime tele intessute da ‘Golden One’ passando per la veloce ‘Spun In Lost Wages’ , arrivando alla massiccia ‘Black Leather’ che cede il passo alla quasi desertica title track quale congedo da cinquanta minuti di sano e puro hard rock. Inutile sottolineare la prestazione di Hughes, quanto il gusto di Dario nell’assemblare le composizioni, infilando una cover dei Deep Purple come ‘The Gypsy’ a proprio agio nell’economia del lavoro. Avendoci abituati così bene, non ho idea di cosa ci dovremmo aspettare prossimamente dal chitarrista ligure… forse proprio un giro di palchi per celebrare le notti hard rock grondanti watt prendendo d’assalto i convenuti con una serie di canzoni decisamente scritte con gusto. All’interno di un genere come l’hard rock, la penna di Dario usa l’inchiostro del buon gusto e questo va riconosciuto al di là dei grandi nomi di volta in volta coinvolti nei suoi progetti. Si usava dire un tempo, scomodiamo ancora il motto: “long live rock and roll”!

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