Black Sabbath -Recensione: Volume 4

Il disco della droga dei Black Sabbath. Anni dopo Geezer Butler confesserà di non essere stato riconosciuto dalla madre al suo ritorno a casa dopo l’incisione di questo album, che rischiava di venire affogato nei derivati degli oppiacei, ma che proprio in quelli finisce per trovare la sua forza.

Non solo per il parto della splendida ‘Snowblind’, omaggio palese alla polvere bianca, ma in una serie di canzoni anch’esse destinate a passare alla storia, prima fra tutte la ballata ‘Changes’ che vede il debutto in pianta stabile del pianoforte in casa Sabbath. La musica cresce ancora di intensità ed intricatezza, le parti melodiche si incrociano sempre più con quelle dure e Bill Ward emerge con una prestazione alla batteria quasi disarmante per quei tempi, riuscendo ad infilare anche un bridge tribale all’interno di una splendida ‘Supernaut’, che può vantare anche un riff proto-thrash in anticipo di almeno dieci anni.

Da molti giudicato il migliore della prima fase di vita della band di Birmingham, ‘Volume 4’ è sicuramente un disco sbalorditivo per la quantità di trovate al suo interno. Scovargli un difetto è decisamente troppo complicato.

Etichetta: Sanctuary / Audioglobe

Anno: 1972

Tracklist:

01. Wheels Of Confusion

02. Tomorrow's Dream

03. Changes

04. FX

05. Supernaut

06. Snowblind

07. Cornucopia

08. Laguna Sunrise

09. St. Vitus Dance

10. Under The Sun


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