Puddle Of Mudd – Recensione: Volume 4: Songs In The Key Of Love & Hate

Quarto album per il frontman dalla voce più nasale e, contemporaneamente, abrasiva che esista sulla faccia della terra. E per il suo gruppo, of course! Stiamo parlando di Wes Scantlin e dei Puddle Of Mudd, una delle band colpevoli di essere uno dei simboli (inconsapevoli almeno all’inizio) della seconda, odiosa, ondata del grunge. E qui, infatti, troviamo tutto quello che un po’ ci si aspettava: grunge e alternative, fusi insieme con risultati ora tirati, ora più riflessivi, ma dal tocco inconfondibile di una band che ha ricavato la sua personalità attingendo a man bassa da un numero impressionante di gruppi. Per farla breve, il disco va, purtroppo senza troppo mordente, ma quello a cui ci troviamo di fronte non è tutto da buttare. Chiuse le parentesi più irritanti quali ‘Blood On The Table’, ‘The Only reason’ e ‘Better Place’, quel che resta sono una manciata di buone canzoni a farla da padrone, con, sugli scudi, il singolo ‘Spaceship’, che di certo non rimarrà impresso a fuoco nella memoria degli anni a venire, ma si lascia ascoltare senza troppi problemi e ‘Stoned’, (anche se la vomitata finale potrebbe sembrare più un commento al pezzo stesso, che un degno finale). Un breve commento finale (che esula dal contesto più stretto della recensione): il grunge era un movimento del tutto differente da quello che sentiamo oggi giorno. Sudore e sangue non fanno più parte di una logica ormai per niente genuina e schiava di decisioni prese a tavolino; cercare di riproporre, oggi, quello che era la scena fino alla (quasi) metà degli anni ’90 potrebbe essere davvero visto come un tradimento ed una spudorata manovra di marketing da parte sia dei discografici, che, ahimè a volte, anche da parte dei gruppi stessi.

Voto recensore
6
Etichetta: Geffen / Universal

Anno: 2009

Tracklist: 01. Stoned
02. Spaceship
03. Keep It Together
04. Out Of My Way
05. Blood On The Table
06. The Only Reason
07. Pitchin A Fit
08. Uno Mas
09. Better Place
10. Hooky

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