Voivod: Live Report della data di Romagnano Sesia (NO)

La sempre accogliente cornice del Rock’n’Roll Arena di Romagnano Sesia appare già dall’esterno gremita di pubblico, accorso in massa per offrire i giusto tributo ai VOIVOD, come minimo una delle band più importanti del metal mondiale, veri pionieri della ricerca sonora applicata al thrash.  

Fa davvero piacere notare come l’audience sia composta non solo da vecchie guardie del thrash metal anni ’80, ma anche da una grande fetta di giovani, evidentemente e fortunatamente in grado di cogliere l’effettiva grandezza del gruppo canadese.

La serata inizia con gli HELLSTORM, combo thrash tradizionale, violento ed epico, che compie efficacemente e con convinzione il suo ruolo di apripista, stendendo un bel tappeto rosso per i Voivod.

Durante il rapido cambio di palco, mentre il sottoscritto, come molti, era impegnato a bere qualcosa di freddo e spulciare i banchetti di cd, ecco apparire fra il pubblico, nella massima tranquillità, il batterista Away (Michel Langevin) in persona, anche lui impegnato a curiosare fra gli album. Scena a tratti surreale, ma che da un’idea piuttosto chiara di quanto poco se la tirino i “ragazzi” del gruppo (in realtà siamo sugli -anta), effettivamente tra i pochi musicisti che invece avrebbero tutti i motivi per poterlo fare.

Purtroppo orfani del chitarrista co-fondatore Piggy (Denis D’Amour), scomparso nel 2005 in seguito a un cancro (solo l’ultima di una lunga serie di drammi, sciagure, sfortune che hanno minato, ma mai fermato, la carriera della band), il gruppo canadese non ha però deciso di appendere gli strumenti al chiodo, e appare anzi più in forma e deciso ora, che in vari momenti nelle difficoltose decadi passate.

Il boato delle grandi occasioni accoglie l’ingresso dei quattro sul palco (alle chitarre troviamo ora) e, dopo un rapido saluto, è subito la volta di “The Unknown knows”, eccezionale brano dall’altrettanto straordinario “Nothingface” (1989), eseguita alla perfezione e con dei suoni da subito perfettamente a fuoco e ben settati, come volumi e mixing. Impeccabili. La seguente, melodica “The Prow” ci riporta alla fase più rockeggiante del gruppo (“Angel Rat”, “The Outer Limits”, 1991-93).

Snake (Denis Bélanger) al microfono è carico ed entusiasta, e la sua voce sembra non aver risentito poi molto dello scorrere del tempo. Il bassista Blacky (Jean-Yves Thériault) sembra davvero un ragazzino al luna park, tanta è la sua allegria e il suo contagioso entusiasmo. Impressionante il chitarrista, Chewy (ex-Cryptopsy, ex-Gorguts) sia per la resa delle partiture di Piggy, sia per come e quanto si senta davvero a suo agio. Away sovrintende il tutto dall’alto, godendosi lo spettacolo e dettandone il ritmo, dal suo drum-kit.

Il viaggio nelle dimensioni sci-fi dei Voivod prosegue col violento tuffo nel passato di “Ripping Headaches” (da “Rrröööaaarrr”, 1986) e “Ravenous Medicine” (“Killing Technology”, 1987). Poche le parole in mezzo a tanta ricchezza e splendore metallico, giusto il tempo di annunciare le song e fare due simpatiche battute col pubblico, prima di tramortirlo con la mazzata cyber metal “Forlorn” (“Phobos”, 1997). Dopo il classico “Tribal Convinctions” la recentissima “Global Warning”, dall’ultimo “Infini” (2009) non stona affatto, e anzi fa capire quanto la band sia ancora carica.

La risposta del pubblico è giustamente calorosa e instancabile, con un bel pogo sotto il centro del palco a tributare i giusti onori alla band. La scaletta non conosce davvero cedimenti, e, per quanto ricalchi quasi completamente il recente live “Warriors of Ice”, suona incredibilmente fresca, spontanea ma soprattutto attuale, laddove invece stiamo parlando di brani con una ventina d’anni alle spalle.

Quindi spazio a “Brain Scan” (“Dimension Hatröss”, 1988), “Nothingface”, “Missing Sequences”, “Tornado”. La band propone anche un brano inedito, “Kaleidos”, che presumibilmente finirà sul prossimo lavoro in studio, e che riporta in primo piano velocità e impatto old-school thrash.

Spazio finale all’immancabile estasi thrash di “Voivod”, il cui urlo iniziale è quanto di più sincero e liberatorio abbia accomunato pubblico e musicisti stasera, e al bis con la sempre impressionante “Astronomy Domine”, dedicata giustamente all’amico Piggy, e nella quale riescono a convivere, esaltandosi a vicenda, lo spirito dei compositori Pink Floyd e degli esecutori Voivod.

Una sola parola, a conclusione di un concerto pazzesco: immensi.
La storia della musica pesante e intelligente.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Joe Slap

    Cosa mi sono perso 🙁

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  2. Max

    wow….vi siete sprecati a recensire il live degli Hellstorm….e poi la menate per supportare il metal in italia…..vergognatevi….P.S. e’ da piu’ di dieci anni che ci sono,informatevi prima di scrivere giovane combo!!!!

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