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Voivod – Recensione: Synchro Anarchy

Molto spesso ci chiediamo cosa spinga nomi storici della scena Metal a portare avanti la propria carriera. Sono sicuramente maggiori le volte in cui, dopo averne ascoltato un nuovo disco, ci interroghiamo se abbia ancora senso produrre dischi o se non sia il caso di appendere gli strumenti al chiodo e godersi una meritata pensione. Di sicuro, in questa seconda categoria di band, non rientrano i Voivod. Il combo canadese, infatti, è in giro da quarant’anni e nonostante le molteplici vicissitudini affrontate – su tutte, la prematura dipartita del chitarrista e mastermind del gruppo Denis “Piggy” D’Amour – riescono ancora oggi a regalarci intense esperienze d’ascolto.

Proprio in questi ultimi giorni, i Nostri hanno pubblicato la loro ultima fatica in studio, “Synchro Anarchy”, sotto l’egida di Century Media. Il full lenght presenta nove tracce per quasi cinquanta minuti di musica, un viaggio incredibile attraverso il loro Thrash di matrice progressiva. Se avete apprezzato i dischi pubblicati nell’ultimo decennio – da “Target Earth” in poi, per intenderci – questo platter non farà che confermarvi le ottime impressioni lasciate da Denis “Snake” Bélanger e soci: il gruppo è vivo, pieno di idee, forte di un’alchimia solida che porta alla stesura di opere articolate (sia a livello di concept, sia a livello musicale) che catturano l’attenzione dell’ascoltatore dal primo secondo d’ascolto.

L’openerParanormalium” è esemplificativa: i continui cambi di tempo, i riff acidi di Daniel “Chewy” Mongrain, la sezione ritmica dinamica e sempre accattivante di Dominique “Rocky” Laroche (basso) e Michel “Away” Langevin (batteria), l’espressività del cantato di Snake, sono elementi ben dosati e brillantemente inseriti in un mosaico di grande fascinazione. L’ascolto prosegue imprevedibile, alternando emozioni, umori, fughe lisergiche e scenari spaziali. Ogni brano viene caratterizzato da elementi di volta in volta diversi, come intermezzi, fraseggi, assoli o altre soluzioni di grande impatto. Insomma, tutto concorre a rendere questo “Synchro Anarchy” un ottimo disco, ideale prosecuzione di quanto prodotto in precedenza, a conferma dello stato di salute del combo canadese.

L’aspetto sicuramente più interessante del lotto resta la freschezza dei brani presenti: con piglio punk e grande perizia, i Voivod alternano la sfrontatezza della title track alle atmosfere claustrofobiche di “Mind Clock”, la rabbia di “Holographic Thinking” o l’incidere marziale di “Quest For Nothing”. In questo fluire compatto di note, non possiamo non esaltare ancora e ancora le prove incredibili dei vari componenti del gruppo, tutti in grado di rendere unico questo disco con il loro determinante contributo.

Poco altro da aggiungere se non consigliarvi l’ascolto e l’acquisto di “Synchro Anarchy”. Lunga vita ai Voivod e lunga vita a band che hanno ancora tanto da regalare ai propri fan.  

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