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Voivod – Recensione: Morgöth Tales

C’è modo e modo di celebrare un traguardo importante come i quarant’anni di attività. I Voivod scelgono di farlo in maniera non banale, andando a ri-registrare otto tracce, una per ciascuno dei primi album in studio, oltre ad una strepitosa rilettura di “Condemned To The Gallows”, esordio sulla compilation “Metal Massacre V”, e alla nuova “Morgöth Tales”.

VOIVOD - Morgöth Tales (OFFICIAL VIDEO)

L’originalità e il motivo di curiosità è che la scelta non ricade sui brani più noti, e che il tutto viene rigenerato con una produzione tagliente, capace di coniugare elementi di attualità senza perdere un briciolo del piglio aggressivo che da sempre caratterizza la band canadese. Il risultato è un vero e proprio nuovo album – non a caso nella nota che lo accompagna si parla di sedicesimo lavoro in studio – che dimostra in maniera lampante la straordinaria modernità della proposta artistica dei Voivod. Una macchina da guerra, oggi composta da Dominic “Rocky” Laroche, Michel “Away” Langevin, Denis “Snake” Bélanger e Daniel “Chewy” Mongrain, che continua a colpire e sfondare con potenza inaudita e alla quale per l’occasione danno un prezioso contributo anche gli ospiti Eric Forrest e Jason Newsted, le cui energie confluiscono nel devastante spettacolo dipinto nell’album.

L’ipnotismo e la brutalità di un brano come “Killing Technology”, i colori della liquida “Fix My Heart” e la mutevole title track sono gli episodi migliori di un percorso travolgente, a riprova del fatto che la band sta attraversando il periodo forse migliore della sua carriera dal punto di vista artistico, una fase che le consente di rileggere con ancora maggior efficacia i diamanti grezzi di cui la sua discografia è disseminata. E a noi di goderne.

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