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Voivod: “Post Society” – Intervista a Snake

I Voivod si preparano a sorprendere il mondo con il nuovo attesissimo album, la cui uscita è prevista per fine anno. Nel frattempo rompono il digiuno dei propri fan con la release di “Post Society, EP davvero rilevante sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo. Noi di Metallus abbiamo avuto l’onore di raggiungere telefonicamente il cantante nonché storico fondatore del gruppo, un gioviale e disponibile Denis “Snake” Bélanger, che ci racconta tutto dell’attuale situazione della band.

Sono passati ben tre anni dall’uscita del vostro precedente album “Target Earth”: come mai avete deciso di presentare un EP invece che pubblicare direttamente un nuovo full length?

Dunque, direi che si tratta di circostanze. Già mentre eravamo in tour abbiamo discusso con l’etichetta discografica e abbiamo concordato che fosse il momento giusto per questa release, non importa quanto fossimo impegnati; non avevamo pressione, sentivamo il bisogno di realizzare qualcosa di nuovo e ci siamo detti: “ora! Dev’essere ora!”. L’idea ci era già venuta quando abbiamo fatto uscire i due precedenti 7’’ con gli At The Gates e i Napalm Death: questo EP rappresenta infatti un seguito di quanto abbiamo fatto in quelle due occasioni; “We Are Connected” e “Forever Mountain” sono canzoni che provengono da quei dischi, noi abbiamo aggiunto nuove canzoni e ce ne siamo usciti con questo EP. Volevamo mantenere alta l’attenzione dei fan e io penso che sia stata una buona idea: si tratta di roba da collezionisti e la gente adora questo tipo di materiale, è qualcosa di nuovo e di speciale. Stiamo comunque continuando a lavorare su di un nuovo album. Al momento siamo in tour negli Stati Uniti e stiamo componendo durante il tour! Raccogliamo le idee principali di pomeriggio, dopo il sound check, sul tour bus… ogni volta che c’è l’occasione ci ritagliamo del tempo.

“Post Society” sembra proprio il titolo di un concept d’argomento distopico: potresti dirci qualcosa di più su tale titolo?

Si tratta in effetti di una canzone apocalittica, che richiama un film come Mad Max. E’ qualcosa che è sempre nella mia mente, che costituisce il mio background culturale fin dai tempi di album come “Killing Technology”; ho sempre avuto la tendenza a trattare argomenti come quello della società in sgretolamento, a immaginare qual sarà la situazione fra 100 anni. Il concetto basico di questo titolo si può riassumere in: “è davvero difficile vedere un bel futuro davanti a sé”.

L’artwork dell’EP è stato come al solito realizzato dal vostro batterista Away: cosa puoi dirci di questo curioso disegno che vediamo in copertina?

Vuoi che ti spieghi un lavoro di Michel? E’ davvero dura! Ahahah! Io ti posso dire: “è una copertina grandiosa, man!”. Riguarda tutto la creatività, qualunque cosa lui faccia è ricca d’ispirazione. Essenzialmente io adoro tutto ciò che lui realizza, i suoi lavori portano il suo marchio, una sorta di firma. Lui è un artista completo. Si tratta di arte ed è sempre difficile giudicarla: ad alcune persone piacerà, ad altre no… a me personalmente piace molto!

Venendo ora alla musica, la title track del disco è a mio parere un pezzo 100% Voivod, veloce e aggressiva, ma al tempo stesso progressive e complessa. Parlaci un po’ di come è nata questa traccia.

Musicalmente parlando si tratta proprio di un caratteristico pezzo dei Voivod, con parti più complesse al centro del brano e alcuni segmenti un po’ più tetri. Chewy e Rocky ci hanno lavorato insieme, io e Michel li abbiamo osservati e ci siamo detti: “che diavolo è!?”, Eheheh! Ci conosciamo da tanto e quando ci troviamo insieme per comporre una canzone sappiamo bene quel che vogliamo ottenere, essenzialmente scriviamo ciò che i fan dei Voivod vogliono sentire. Rimango sempre sorpreso quando ce ne usciamo con questi risultati e quando lavoro con quei ragazzi.

Nell’EP possiamo anche trovare una cover di un grande classico, “Silver Machine” degli Hawkwind. Come mai avete deciso di registrare questa traccia?

Per questo EP l’etichetta discografica voleva cinque canzoni, ma noi ne avevamo solo quattro, perciò abbiamo pensato a come raggiungere tale obiettivo: avevamo una scadenza e si trattava di una decisione difficile. In quel periodo eravamo preoccupati per la salute di Lemmy, che stava cancellando un sacco di show: dovevamo proprio vedere un concerto dei Motorhead a settembre e non si sapeva cosa sarebbe successo. Così abbiamo deciso che avremmo registrato una cover dei Motorhead, ma poi ci è sembrata una scelta troppo ovvia, allora abbiamo pensato a qualcosa di meno scontato all’interno della produzione di Lemmy. Ci è venuta l’idea di scegliere qualcosa di un po’ più oscuro, per certi versi, e siamo arrivati alla decisione di quel pezzo degli Hawkwind… e Lemmy ci mancherà, questo è sicuro!

“Post Society” è il vostro primo disco dopo il nuovo split con Blacky: cosa rappresenta per voi questo fatto?

Direi che si è aperta una nuova fase nella carriera della band. Il nuovo team ora si diverte molto a lavorare insieme, la nuova line-up con Chewy e Rocky rappresenta un’ottima combinazione, c’è un clima molto positivo. Penso proprio che questo sia un nuovo inizio, ciò che mi aspetto è che lavoreremo molto insieme, faremo uscire tanti dischi; Rocky e Chewy insieme hanno portato nuova linfa alla band, sono sicuro che realizzeranno materiale davvero creativo e che ci aspetti un futuro brillante, questo è il mio punto vista!

Ne deduco quindi che il vostro nuovo bassista Rocky abbiamo partecipato attivamente al processo di song-writing dell’EP…

Sì, certamente, lui ha avuto un impatto davvero rilevante! Se n’è uscito con nuove idee, nuovi riff ed è molto felice della sua attuale situazione. Ha avuto tantissime idee per lungo tempo nella sua mente e ora ha avuto l’occasione di condividerle con noi: il suo contributo è stato grandioso.

Avete per caso pianificato un tour europeo per promuovere il vostro nuovo EP, magari con una data anche in Italia?

Al momento ci stiamo concentrando soprattutto sul tour negli Stati Uniti, ma abbiamo già un po’ di date confermate nel periodo estivo in Europa. Per un vero e proprio tour europeo, comunque, non se ne parlerà prima del prossimo autunno. Al momento ci sono in programma solo il tour americano e alcuni festival estivi.

Continuando a parlare della vostra attività live, lo scorso novembre avete suonato un grandioso concerto in Italia in occasione del Deathcrusher Tour in compagnia di Carcass, Obituary e Napalm Death. Quali sono i tuoi ricordi di quella serata?

A Bologna, giusto? E’ stato grandioso! Un’ottima venue, tantissimi fan… è stata una grande serata! In Italia le persone sono molto calorose, abbiamo incontrato amici e chiacchierato nel backstage, ce la siamo passati alla grande e il meet & greet è stato molto divertente. Io penso che l’Italia sia uno dei posti più belli che ci siano sulla Terra e da voi ci divertiamo sempre tantissimo.

Benissimo, grazie! Un’ultima domanda ora; il vostro nuovo full-length è atteso per la fine del 2016: pensi che riuscirete a rispettare quella scadenza e ad accontentare i vostri fan?

Spero proprio di sì! Ahahah! Questo è un nostro obiettivo e, speriamo, grazie a un nostro sforzo in fase compositiva e al fatto che andremo subito in studio una volta finito il tour, il processo sarà davvero ultimato per tale scadenza. A volte servono più tempo e più lavoro del previsto per mettere assieme il tutto, ma alla fin fine vogliamo essere davvero soddisfatti della nostra release, il risultato dev’essere abbastanza buono per essere registrato su disco! Eheh! Fare una selezione fra il nostro materiale è un lungo processo, ma è necessario comporre qualcosa che risulti interessante per il nostro pubblico.

Perfetto Snake, grazie mille per l’intervista!

Grazie mille a te! Viva l’Italia (detto rigorosamente in italiano, n.d.r.!)!

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