Viva La Wolfe – Recensione: Prosperity

E’ grazie alla M&O Music di Montpellier che noi di metallus.it facciamo la conoscenza dei Viva La Wolfe, una band capace di solleticare la curiosità ancor prima di aver suonato una singola nota. Se infatti gli accostamenti stilistici al sound di Seattle, agli Alice In Chains e Black Sabbath non fossero sufficienti, questa nuova realtà dall’immagine trasandata e ruspante mette sul ricco piatto anche testi che spaziano dal politico al religioso, senza trascurare il terrore per la paralisi nel sonno e – argomento ormai abusato – il ciclo di vita dei salmoni (!). Il tutto condito da un’immagine “sporca e grezza” proveniente “dalle profondità del chaos” che, se da un lato fa di tutto per assumere un carattere repulsivo che non invoglia all’ascolto, dall’altro rende l’esperienza troppo poco attraente per decidere di privarsene. Dal momento che il sito della loro etichetta funziona con una lentezza anni novanta, forse per calarci in modo ancora più convincente nelle attese di quegli anni, scopriamo dopo caricamenti di durata (oggi) estenuante che i Viva La Wolfe, al debutto sulla lunga distanza dopo la pubblicazione di un EP poco esaltante, sono una formazione danese in arrivo dalla città portuale di Esbjerg e formata da Johan Gessner Roland alla voce, Marcus Thue Honorè (chitarra), Rasmus Brose (chitarra), Jesper Krause Soerensen (basso) e Christian Børge Nielsen (batteria): sempre sorridenti ed amanti di uno stile di vita rilassato, come le foto in bianco e nero sulla loro pagina Facebook sembrano suggerire, i Viva La Wolfe aprono i generosi cinquantacinque minuti di “Prosperity” con un primo brano che quasi delude per la generale pulizia dei suoni, per il bel suono della linea di basso che lo sorregge e per l’interpretazione del tutto accettabile di Johan alla voce.

Tra grunge e stoner, questa apertura – che mi ha ricordato la “Wickened” dei gloriosi Out Of Order di Cesenatico (anno di grazia 1996) – non raggiunge certamente vette di particolare epicità, ma il suo riffing ripetitivo ed il crescendo offerto nel finale (assolo di chitarra compreso) ne fanno un primo brano perlomeno adeguato. Insomma, il disco appare ben più ordinato e rifinito di quanto la sua sanguigna presentazione (“Out Noveber 10th”) non voglia concedere, e così ci si addentra con ravvivato entusiasmo tra le note della successiva “LAX”, episodio che ancora richiama gli anni settanta ed anche un certo immaginario desert rock che alle latitudini danesi deve sembrare molto, molto esotico. Se è vero che questo genere non si contraddistingue per brio e dinamismo, dal momento che la componente di ripetizione ipnotica è spesso parte integrante della sua natura, i “Viva La Wolfe” si dimostrano capaci di belle accelerazioni, di un’esecuzione sempre fluida e di una padronanza ritmica che tiene insieme il pacchetto con insospettabile autorevolezza. E’ nei momenti più lenti, accostabili alla forma della ballad, che emerge l’anima grunge dei danesi: “Paralysis” è un brano alla Silverchair che descrive efficacemente il sogno e la paura, la sensazione di rarefazione ed assenza, utilizzando tempi morbidi e distesi che sanno davvero di nebbia, di niente e di notte.

Il fatto che ben presto la lunghezza delle tracce si faccia più consistente, assestandosi definitivamente tra i sei e gli otto minuti, anticipa la virata compiuta dal disco nella sua seconda parte: se infatti i brani di apertura rappresentano un efficace invito all’ascolto, giusto per entrare a dare un’occhiata, è nelle profondità del minutaggio che si entra veramente in contatto con l’anima dei cinque. E con l’aumentare dei minuti aumentano anche variazioni e suggestioni: prendiamo ad esempio l’introduzione acustica di “Long Gone”, brano dal carattere delicato e malinconico che si fa forte della sua semplicità per arrivare ancora più diretto. Oppure la finale “Druids”, che esce sorprendentemente indenne dai suoi stessi otto minuti come solo una band di esperienza consumata saprebbe fare. In un quadro così genuino e minimalista si apprezzano ancora di più le languide note di chitarra, la brillantezza di un piatto solleticato dalla bacchetta ed anche la buona cura riservata ai testi.

E’ divertente, almeno nell’accezione più ampia dell’aggettivo, osservarsi durante l’ascolto di “Prosperity”. E notare come al sorriso sufficiente col quale loro stessi invitano all’ascolto subentri ben presto un’espressione più seriosa e curiosa, nel momento in cui la natura e lo spessore del disco cominciano a rivelarsi. Non che tutte le canzoni presentino la stessa coesione e lo stesso impatto (“Justice” è più interpretazione che songwriting) e non che tutto possa dirsi riuscito, ma è come se in fondo fosse meglio così, quasi per preservare quella spigolosità residua che ad un debutto dona ancora più freschezza, pelo, vibrazione e carattere. Il complimento più spontaneo che posso riservare al primo lavoro dei “Viva La Wolfe” è che esso non sfigurerebbe affatto in un’edizione non solo fisica ma addirittura in vinile, tanta è la scorrevolezza analogica e concentrica dei suoi passaggi (“Breathe Out”), che in alcuni momenti mi ha ricordato persino il carattere ruvido ed acerbo dei mai dimenticati Bloodpit. “Prosperity” è un album ottimamente prodotto, lontano dalle paillettes che il genere non richiede e tutto concentrato sulla ricerca di stile e significato che un progetto giovane deve affrontare con coraggio ed energia. E quando anche l’ascoltatore-sanguisuga (“Leech”) può abbeverarsi alla fonte e riceverne una parte, come accade ascoltando questi nove brani, esso è naturalmente spinto a ripetere l’esperienza, e stabilire un patto.

Etichetta: M&O Music Label

Anno: 2023

Tracklist: 01. In The Fields 02. LAX 03. Paralysis 04. Long Gone 05. Justice 06. Breathe Out 07. Despot 08. Leech 09. Druids
Sito Web: facebook.com/vivalawolfe

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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