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VIsions Of Atlantis – Recensione: The Deep And The Dark

Con caparbietà e con ostinazione, Thomas Caser ha tenuto in vita i Visions of Atlantis dopo lo scisma interno del 2014. Nonostante la fuoriuscita di tutti i membri dalla band, il batterista del gruppo austriaco non si è perso d’animo e ha trovato nella soprano francese Clémentine Delauney e nel cantante austriaco Siegfried Samer le nuove voci del gruppo, completato da Werner Fiedler (chitarra), Chris Kamper(synths) e Mike Koren (basso).

A distanza di cinque anni dal precedente ottimo “Ethera”, dunque, giunge “The Deep And The Dark”, attesissima release della Symphonic Power Metal band. Senza troppi indugi, chi scrive afferma di trovarsi di fronte a un album che restituisce alla scena mondiale un gruppo solido, coeso, valido, artefice di una prova che non tradisce le aspettative e che, anzi, colpisce per la maturità con la quale un ensemble giovane mantiene alto il livello della propria proposta.

Dicevamo, dunque, un robusto e solido Symphonic Power Metal che fa della varietà, dell’eleganza e della pomposità delle orchestrazioni i suoi punti di forza. Ai quali, ovviamente, va aggiunta l’eccellente prova della Delauney: il cantato soprano è versatile, moderno, evocativo, si muove tra soluzioni liriche e rock con facilità e, soprattutto, rifugge gli stilemi del genere evitando di ricalcare schemi interpretativi fin troppo abusati. Ricondurre la riuscita finale esclusivamente a questo elemento, però, è assolutamente sbagliato e riduttivo, penalizzando così la perfetta gestione che i Visions of Atlantis operano del proprio background musicale.

Lungo gli oltre quaranta minuti di “The Deep And The Dark”, infatti, il gruppo spazia da brani più diretti e veloci – come “Return To Lemuria”, “The Silent Mutiny” o “The Grand Illusion” – ad altri più cadenzati in cui non mancano elementi folkloristici – “Ritual Night” o “Book of Nature” – il tutto riletto con un indubbio gusto per la melodia e con una tecnica esecutiva invidiabile. La classe dei Visions of Atlantis è sicuramente quel quid che consente alle proprie composizioni di spiccare nel vasto panorama Symphonic Metal e che contraddistingue la composizione di ogni singolo brano.

Non ci sono battute d’arresto o improvvise cadute di stile tra i solchi di “The Deep And The Dark”, e anche la presenza di due “canoniche” ballad – “The Last Home” e “Prayer to the Lost” – non risulta per nulla stucchevole o inappropriata: tutto concorre alla realizzazione di un ottima prova che lascia ben sperare per il prosieguo del cammino dei Visions of Atlantis. La sfida per il futuro prossimo sarà cementare questa formazione e continuare a elevare la qualità dei singoli brani. Visti i presupposti, la sfida non è impossibile.

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