VIsions Of Atlantis – Recensione: Pirates II – Armada

Nightwish + mito di Atlantide + (successivamente) pirati, però dal taglio socialmente critico e moderno. La si potrebbe descrivere così, come del resto fa anche Wikipedia, la miscela esplosiva di una band che dal 2000 ha decisamente fatto tanta strada: provenienti dalla regione austriaca della Stiria e sopravvissuti ad innumerevoli – e talora tragici – cambi di formazione, culminati nel 2013 con la presenza residua dell’unico membro originale Thomas Caser, gli austriaci hanno però sempre saputo rimescolare le carte e trovare nuovi stimoli, fortificandosi ulteriormente ed inserendo in formazione anche un elemento italiano, nella persona del cantante Michele Guaitoli (che peraltro ho molto apprezzato su un recente album dei Kaledon). Se sintetizzare in poche righe un percorso compiuto da venti musicisti per dare vita a dieci album (esclusi i tre live) è impresa inutile e pressochè impossibile, ci sono però almeno due aspetti dei quali ogni recensione dovrebbe tener conto, prima di entrare nel sugoso vivo. Il primo è dato dalla qualità della produzione della band, che si è sempre mantenuta su alti livelli: non importano né l’album né la testata, ma state certi che espressioni come “robusto e solido Symphonic Power Metal” faranno capolino con una frequenza capace di fugare ogni dubbio. La seconda circostanza riguarda invece l’attività live dei cinque, talmente estesa che a fatica si trovano gli aggettivi per definirla: basta dare un’occhiata all’impressionante numero di date programmate tra luglio ed ottobre per avere un’ulteriore riprova di quanto la dimensione dal vivo – comprendente grandi festival e crociere – appartenga alla quotidianità di questa formazione al punto da costituirne una parte imprescindibile.

Come si intuisce dal suo titolo, “Pirates II: Armada”, il nuovo album rappresenta il secondo capitolo della saga piratesca inaugurata due anni fa con il vendutissimo “Pirates”. Prodotto da Felix Heldt, con mixing e mastering affidati a Jacob Hansen ed orchestrazioni curate da Lukas Knoebl e Simon Edward, il nuovo lavoro si apre sulle dolci note introduttive, affidate all’ugola della soprano francese Clémentine Delauney, evocativa ed autorevole come i suoi dieci anni al comando giustificano ampiamente. E’ però con l’inno di “The Land Of The Free” che si entra nel vivo della questione, con un power la cui componente sinfonica è chiaramente concepita per la resa dal vivo: con i Visions Of Atlantis gli strumenti respirano, i cantanti assumono il pieno controllo della scena e gli intermezzi posseggono una forte impronta cinematografica che contraddistingue in modo univoco la loro proposta. L’aspetto narrativo è fondamentale per inquadrare il successo che la band riscuote: ascoltando l’album non si avrà mai la sensazione di tracce confinate nello spessore angusto di un compact disc o di un accattivante vinile, ma piuttosto di un insieme melodico (“Monsters”) fatto per creare un momento da godere e condividere.

Se si escludono un paio di episodi di durata più estesa, tutta la scaletta è fatta di brani spiegati bene e facilmente approcciabili, svolazzanti e leggiadri (“Magic Of The Night”) ma non per questo superficiali: la bontà delle orchestrazioni è tutto tranne che scontata, la composizione catchy dei ritornelli tutto tranne che banale, la produzione di ampiezza ed ariosità non comuni. I momenti nei quali tutti questi fattori trovano la sintesi migliore sono chiaramente, spudoratamente vincenti: in “Tonight I’m Alive” ci sono il folk e la piazza, la celebrazione della vita e l’esaltazione di valori fuori dal tempo, raccontati con un linguaggio universale che rende i Visions Of Atlantis qualcosa di radicalmente diverso dalla semplice symphonic band montanara che erano. Complici anche gli innesti internazionali, quasi a comporre una linea ideale tra Francia, Italia ed Austria, la loro è una proposta sempre più universale e capace di toccare corde che trascendono i gusti, le recensioni e le culture: magari non scomoderemo una Taylor Swift che con i suoi concerti è (quasi) in grado di risollevare le sorti economiche di un’intera nazione, ma il successo che i nostri hanno ottenuto anche negli Stati Uniti è testimonianza diretta e misurabile di un appeal orizzontale al quale venticinque anni di carriera e di sfide non possono non aver contribuito.

Un approccio così immediato e commerciale come quello della title-track, bene esserne consapevoli, ha le stesse possibilità di sollevare critiche ed entusiasmo: quella dei Visions è infatti un’eleganza accessibile che non aspira alla memorabilità del singolo, riducendo – si fa per dire – la musica registrata ad un antipasto che deve essere completato partecipando ad un loro concerto. Per questo motivo è difficile, all’interno di “Armada”, distinguere un brano capace di spiccare al netto delle sue doti evocative e della sua capacità di richiamo: la riuscita di un episodio lungo come “The Dead Of The Sea” è però sintomatico di un quintetto certamente votato ad un consumo spensierato, ma allo stesso tempo capace di reggere il palco e tenere viva l’attenzione anche quando alla prese con uno sviluppo più articolato. Se da un lato dalla formazione austriaca non sarebbe ragionevole aspettarsi molto di nuovo o deviante, dall’altro non si può che riconoscerne l’abilità nel creare uno spettacolo caratterizzato da luci coloratissime, dinamica estesa e rimandi – come quello alla narrativa piratesca – che piacciono anche chi non avrebbe in realtà intenzione di ammetterlo (e se non urlate bang! bang! bang! in “Hellfire” godete… solo a metà). Votati ad un divertimento di spessore, interpreti di una chiara dichiarazione di bellezza ed autorevoli esecutori della colonna sonora di avventure che possiamo solo sognare, i Visions Of Atlantis cantano e suonano cose che ti fanno venire voglia di ballare, stare insieme e salpare alla volta di mari brillanti, sabbie dorate e storie distanti. Mica poco.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. To Those Who Choose To Fight 02. The Land Of The Free 03. Monsters 04. Tonight I’m Alive 05. Armada 06. The Dead Of The Sea 07. Ashes To The Sea 08. Hellfire 09. Collide 10. Magic Of The Night 11. Underwater 12. Where The Sky And Ocean Blend
Sito Web: facebook.com/visionsofatlantisofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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