Haken – Recensione: Visions

Erano stati una delle rivelazioni dell’anno passato questi Haken, che provano a riconfermarsi come band fuori dagli schemi e per la quale il termine prog metal non è campato per aria come al solito; l’impressione (suffragata dagli ascolti ripetuti) è che questo “Visions” sia più canonico e dogmatico anche se non mancano punti di contatto con le nuove e più valide leve del genere tipo i Leprous ma soprattutto Opeth e Pain of Salvation prima di loro (“Nocturnal Conspiracy”).

I londinesi sanno anche allargare i confini della loro proposta e lo dimostra ad esempio una “Insomnia” pregna di spunti e dal taglio moderno che ricorda nelle linee vocali gruppi post grunge come i Ra e i migliori Dream Theater nelle porzioni strumentali (anche un po’ troppo nella suite finale che da il titolo al CD dove sembra davvero di sentire all’opera i Petrucci e Rudess più recenti fortunatamente imbastarditi dal Patton più accessibile). In questo senso è un peccato che questo lavoro nella sua parte centrale rientri su binari mai mediocri però “classicamente” prog metal lasciando una certa insoddisfazione ad ascolto terminato…sensazione che assolutamente non compariva dopo aver affrontato l’esordio “Aquarius”, più convincente sotto molti aspetti (e che vi consigliamo di recuperare).

All’interno del cosiddetto prog metal “filologico” come l’ha definito qualche arguto frequentatore di Metallus comunque un album con molte frecce al proprio arco.

 

Voto recensore
7
Etichetta: Sensory / The Laser's Edge

Anno: 2011

Tracklist:

01. Premonition

02. Nocturnal Conspiracy

03. Insomnia

04. The Mind’s Eye

05. Portals

06. Shapeshifter

07. Deathless

08. Visions

 


Sito Web: http://www.hakenmusic.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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