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Virta – Recensione: Hurmos

La ricerca del bello in musica. E’ questa la definizione che più calza ai finlandesi Virta, trio post rock di Helsinki che arriva con “Hurmos” alla seconda fatica sulla lunga distanza. La band inanella sette tracce strumentali (la voce appare come semplice sfumatura o in brevi narrazioni a guisa di complemento) memori della lezione impartita dalle sonorità “post” nordiche (sentiamo qualcosa dei Sigur Ròs, ma anche Amiina e Mùm) ma elaborate dai nostri in un contesto nettamente più orecchiabile.

Lungi dall’adottare facili soluzioni, i Virta prediligono esecuzioni snelle incentrate su una linea melodica che arriva subito al dunque, creando il giusto impatto emozionale. Dopo l’introduzione “Aallot”, la dolcezza di “About To Fly” si fa subito ricordare, grazie ai dialoghi tra la chitarra di Heikki Selamo e la sezione ritmica di Erik Fräki, ma soprattutto alla tromba notturna di Antii Hevosmaa, uno strumento a cui la band ricorre spesso tralasciando così le parti vocali.

Il brano citato, insieme alla successiva “Time Travel”, mostra come nel background musicale del power trio siano ben presenti anche un jazz colorato e arioso e il progressive, che tuttavia elude suoni ingarbugliati ma predilige la linearità delle esecuzioni. Lievi pastiche elettronici e movimenti psichedelici dal sapore floydiano arricchiscono il platter colimando nella bella “On The Run”, un pezzo dinamico e al tempo stesso accattivante.

Un ascolto inconsueto per chi è abituato alle sonorità metalliche, ma di certo una valida alternativa. L’estetica musicale non è un’opinione e i Virta lo sanno bene.

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