Virgin Steele – Recensione: The Passion Of Dionysus

Da almeno una quindicina d’anni a questa parte recensire un nuovo disco dei Virgin Steele non è impresa semplice. Gli esperimenti di David DeFeis, che release dopo release ha accentrato su di sé sempre più funzioni, risultano spesso divisivi: a ogni tornata gli impegnativi concept album ideati dal leader e fondatore della band, fra sprazzi di genialità e produzioni e prestazioni discusse e discutibili, di certo non lasciano indifferente la comunità metal. La gloriosa storia del gruppo e la caratura del personaggio meritano comunque, e senza alcun dubbio, un rispetto quasi reverenziale.

Ci approcciamo dunque al nuovo “The Passion Of Dionysus” con la dovuta cautela. Un platter, lo diciamo da subito, che non scompaginerà certo gli schieramenti contrapposti di detrattori e fan “comprensivi” del gruppo, formatisi da un bel po’ di tempo a questa parte. Da un lato, una produzione casalinga, un DeFeis che si occupa addirittura delle parti di batteria e una fila di pezzi estremamente variegati, al limite del caotico, faranno storcere il naso a molti. Dall’altro, ci accorgiamo però di come questi brani crescano col passare degli ascolti, facendo emergere anche stavolta quel “romanticismo barbarico” che è il marchio di fabbrica dei Virgin Steele.

I quasi 80 minuti del disco hanno come sempre alla base un tema nobile e profondo: il contrasto fra controllo e libertà, il diritto a lasciarsi andare e all’irrazionale. Un concetto radicato nell’immancabile riferimento all’epica dell’antica Grecia, che si sviluppa fino ad arrivare alla società dei giorni nostri. Lo svolgimento in musica non è così agevole, ma risulta comunque affascinante. A volte si è più potenti e immediati, come si è potuto vedere nei singoli apripista “Spiritual Warfare” e “The Gethsemane Effect”; altre si divaga con lunghe suite, non riuscite in ogni loro parte, come “The Ritual Of Descent”.

Ottime le parti pianistiche e le atmosfere in composizioni quali “You’ll Never See The Sun Again” e la title track, mentre “A Song Of Possession”, “Black Earth & Blood” e “To Bind & Kill A God” sono di nuovo canzoni aggressive e con le chitarre in primo piano (decisive le prove del fedelissimo Edward Pursino e dell’ormai confermato Josh Block). Discorso diverso per “Unio Mystica”, altra suite lunga e pacata che tende a perdere il filo, e per la conclusiva “I Will Fear No Man For I Am God”, che gode di un efficace attacco e riff portante di chitarra, ma poi si estende un po’ troppo.

The Passion Of Dionysus” non è un disco perfetto e non è all’altezza dei capolavori della band, questo è chiaro. Bollarlo in fretta e furia come un album da buttare sarebbe però assolutamente sbagliato. La nuova opera dei Virgin Steele è infatti in grado di regalare sorprese ed emozioni, nonostante i suoi evidenti difetti. Una serie di ascolti non superficiali permetterà di svelare il suo potenziale, dando ancora una volta una chance a questi intramontabili leoni dell’epic metal.

L’album The Passion of Dionysus dei Virgin Steele è acquistabile sullo shop EMP, anche in versione su vinile viola.

Etichetta: Steamhammer / SPV

Anno: 2023

Tracklist: 01. The Gethsemane Effect 02. You'll Never See The Sun Again 03. A Song Of Possession 04. The Ritual Of Descent 05. Spiritual Warfare 06. Black Earth & Blood 07. The Passion Of Dionysus 08. To Bind & Kill A God 09. Unio Mystica 10. I Will Fear No Man For I Am A God
Sito Web: https://www.virgin-steele.com/

matteo.roversi

view all posts

Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi