Violet Blend – Recensione: Live And True

Nati a Firenze nel 2014, i Violet Blend sono oggi un quartetto formato da Giada Celeste Chelli (voce e piano), Michel Agostini (batteria), Edgard William Hamnett (chitarra) e Ferruccio Baroni (basso) la cui carriera discografica è cominciata con la pubblicazione di “White Mask”, datato 2018. Da allora la band è stata protagonista di una crescita vorticosa che li ha visti aprire concerti per artisti importanti – da Radiohead a Garbage, da Palaye Royale a Rezophonic – ed accumulare premi e riconoscimenti fino alla registrazione di “Demons”, quattro anni più tardi. Un disco quest’ultimo dal carattere già maturo e definito, persino accademico nel suo attingere alla mitologia greca, alla tradizione cinese, alla letteratura di Dante, alla mitografia celtica ed ai rituali africani… come la band stessa ricorda con un testo ben confezionato dal quale traspare tutta la soddisfazione per quanto fatto e suonato fino ad oggi. Orgogliosi per la profondità degli argomenti e degli stati d’animo che le loro canzoni sanno trattare, con un approccio che è anche catchy ma non soprattutto, e senza dimenticare la collaborazione con l’Associazione italiana donne per lo sviluppo (AIDOS), i Violet Blend hanno quindi deciso di bruciare ulteriormente le tappe pubblicando un disco dal vivo, registrato al Viper Theatre della loro Firenze.

Live And True” è un viaggio di un’ora che, con la complicità del pubblico in sala, intende ribadire ulteriormente lo status di una formazione interessata ad un rock pensante e capace di indurre una riflessione al ritmo di rock. Dal punto di vista strettamente musicale, con una valutazione che deve tener conto dei nobili intenti ma non può esaurirsi in essi, quello dei Violet Blend è un rock al femminile di stampo moderno e senza troppi fronzoli: associare l’openerRock DJ” a qualcosa dei No Doubt, delle Hole o dei Paramore non dovrebbe scandalizzare nessuno e le stesse durate dei brani, quasi mai superiori ai tre minuti, danno anch’esse l’idea di un punk/rock veloce (“Earth”) e basato per forza di cose su elementi molto anni novanta (“Need” è più Seattle che Firenze) ed allo stesso tempo molto poco elaborati (“Every Time”).

Certamente la dimensione dal vivo permette di cogliere l’attitudine catalizzatrice di Giada Celeste Chelli (“He Said He Was Pregnant”) e l’affiatamento che tiene la band sempre unita, così come la compattezza della registrazione a cura di Andrea Dell’Olio e Furio Lanciano (“Venus Mask”), ma inizialmente non vi sono dettagli sui quali soffermarsi o dissertare, soluzioni stilistiche in grado di ampliare i tradizionali confini del genere o passaggi strumentali che vadano oltre quello che ci si aspetterebbe da questo genere di prodotti (“You, Me and the Alcohol”). Paradossalmente, le cose migliori e più rifinite arrivano quando l’energia iniziale si placa e si passa da un approccio più vibrante ad un’esecuzione più meditata ed orchestrata: brani come “Among All These Fools” e “Smell Like The Hospitals” sono realmente in grado di proiettare i Venus Blend oltre la dimensione imposta dalla loro immagine a tinta unita e dalla loro presentazione, offrendo un’immagine più elaborata ed autoriale alla Tori Amos (“Letargo”) che alla bontà concettuale e premiatissima unisce anche una notevole verve compositiva. Sono questi i momenti più struggenti nei quali si avverte la maggiore tensione, la volontà di ricercare una dimensione originale e di coltivare – attraverso la performance di una cantante variamente notevole (“Pale”) – una forma espressiva condita da elementi di unicità che, qualunque siano il genere e l’ambizione, non sono mai abbastanza. Impossibile poi non citare la cover verdiana di “La Donna Mobile”, brano che – al di là dell’effettiva riuscita della rielaborazione – è stato utilizzato per una campagna contro la discriminazione e la violenza di genere e merita per questo motivo quel tipo di elogio a prescindere.

E’ anche grazie ad una scaletta relativamente estesa che “Live And True” permette di cogliere le molte facce del quartetto toscano e, almeno in parte, i motivi della sua ascesa: capaci di tenere il palco con consumata autorevolezza (“Pray”), i Violet Blend passano con agilità da un punk senza eccessive pretese a momenti più intensi ed elaborati (“I’m Only Happy When I’m Drunk”) nei quali si realizza una fusione tra narrativa ed esecuzione che qualcosa di unico, a conti fatti, lo contiene davvero. Momenti il cui tangibile spessore (“Morning”) si apprezza ancora di più quando comparato alla relativa leggerezza degli Amabili resti, realizzando un contrasto che probabilmente non piacerà ai non adepti ma che appare funzionale a descrivere in quale mondo, e davanti a quale pubblico, si articola questo rock alla continua ricerca di storie, di rime e di appigli. Lontano dal rappresentare un ascolto necessario, “Live And True” è un disco felice di arrivare troppo presto ed in grado di esprimere tutto l’entusiasmo connesso ad un progetto coraggioso, che utilizza con furbizia i suoi passaggi più mediocri per celebrare la grandezza della quale è capace.

Premiatissima è stato il primo varietà televisivo di successo della neonata Canale 5, nato come alternativa al Fantastico della Rai. Lo show riprendeva la formula della competizione musicale della celebre Canzonissima, che era terminata nel 1974.” (Wikipedia)

Etichetta: Eclipse Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Rock DJ 02. Funeral Of Love 03. You, Me and the Alcohol 04. He Said He Was Pregnant 05. Among All These Fools 06. Venus Mask 07. I’m Only Happy When I’m Drunk 08. Need 09. Smell Like The Hospitals 10. A Part Of Me 11. Morning 12. Every Time (We Say Goodbye) 13. Letargo 14. Pale 15. Prey 16. Earth 17. La Donna Mobile
Sito Web: facebook.com/violetblend

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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