Dust Bolt – Recensione: Violent Demolition

I Dust Bolt sono l’ennesima thrash band che si butta sul mercato sull’onda del discreto interesse suscitato dal genere nel suo formato revivalista. Come per la quasi totalità dei loro colleghi i Dust Bolt riciclano la più classica batteria di vecchi riff e spingono quel tanto che basta sulla cattiveria del suono e della voce per non sembrare in tutto e per tutto un gruppo degli anni ottanta.

La creatività è bandita, le band di queste generazione non mostrano alcuna intenzione nel creare song di un qualsiasi valore personale, ma anche la stessa qualità dei brani, senza star troppo a pensare all’originalità, è in questo caso appena passabile.

“Violent Demolition” presenta infatti nove composizioni ricche di riff veloci, taglienti e precisi che mancano di un qualsiasi valore aggiunto e si limitano a presentare con competenza e sufficiente varietà i cliché del genere, miscelando elementi tipici del thrash U.S.A. e di quello tedesco (anche questo ben lontano dall’essere una novità).

Alcune delle elaborazioni puramente strumentali lasciano una buona impressione e i tanti cambi di ritmo vengono eseguiti spesso con una certa abilità, ma l’ossatura delle song ci pare ancora troppo dispersiva e soprattutto le parti vocali rimangono nell’anonimato più totale, senza trovare mai un ritornello riuscito o una strofa dal gusto particolare.

Una buona perizia tecnica quella a disposizione dei Dust Bolt, ma la band soffre di una scelta stilistica troppo accademica e possiede una qualità compositiva ancora da affinare nei dettagli. Li risentiremo in futuro.

Voto recensore
6
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2012

Tracklist:

01. Opulence Contaminated
02. Violent Abolition
03. March Thru Pain
04. Shattered By Reality
05. Toxic Attack
06. Into Madness
07. When Thy Shall Come – Oblivion
08. Pleasure On Illusion
09. Deviance (feat. Derrick Green)


Sito Web: https://www.facebook.com/dustbolt

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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