Horna – Recensione: Viha Ja Viikate

I finlandesi Horna sono da sempre una delle realtà più credibili e coinvolgenti del black metal rozzo e primitivo. Innestando in modo personale la solida corposità del thrash nel loro sound si sono infatti garantiti una potenza non comune, senza peraltro perdere un’oncia della malvagità nichilista ricevuta in eredità da band come Darkthrone e Mayhem. Una carriera praticamente perfetta, fatta di album ottimi ed uscite minori quali ristampe di demo, 7" e mini-cd, perlopiù destinate all’underground oscuro dove il loro culto è cresciuto senza sosta. A questo punto ci piacerebbe molto registrare l’ennesimo punto a favore di questi mostri del Grande Freddo, purtroppo questo nuovo mini lavoro non ci appassiona particolarmente, probabilmente perché si avvicina troppo ad un modo per guadagnare tempo allungando l’attesa in vista del prossimo full lenght con la nuova formazione. Tre brani inediti e una cover dei Carpathian Forest per un totale di 15 minuti, tutto in perfetto stile nordic-black metal, ma senza quel valore aggiunto che solo gli Horna sanno offrire. La sola ‘Ars Laternarum’ si erge sopra la media, anche se il suono, sopratutto quelle delle chitarre, appare sin troppo in linea con la tradizione norvegese. Un discreto antipasto, ma per il futuro ci aspettiamo qualcosa di meglio.

Etichetta: Woodcut / Masterpiece

Anno: 2003

Tracklist: 01. Viha Ja Viikate
02. Ars Laternarum
03. Mustasiipinen
04. Kun 1000 Kuuta on Kiertänyt

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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