Da sempre orientati alla leggerezza, al divertimento ed al disimpegno, ai tedeschi Victorius vanno comunque riconosciuti una buona preparazione tecnica ed un’applicazione costante, che dal 2004 – anno della fondazione in quel di Lipsia – li ha portati a pubblicare sei album ed esibirsi dal vivo calcando anche palchi piuttosto importanti. Protagonista di un percorso simile a quello dei connazionali Grailknights, come loro ispirati dal power di Helloween, Dragonforce e Hammerfall, il quintetto fronteggiato da David Baßin ha sempre composto e proposto musiche ispirate a passioni che potremmo sbrigativamente definire infantili: con interi concept sviluppati intorno a ninja, guerre stellari e dinosauri, è evidente che quello dei Victorius sia uno spettacolo di ritmi battuti e colori accesi, linguaggi e nostalgie comprensibili ad ogni latitudine e per questo perfetti per comunicare ad un pubblico trasversale sparso tra Germania, Europa, Giappone e Stati Uniti.
“World War Dinosaur” è dunque il nuovo episodio, il settimo in studio per la precisione, di una saga fatta per alimentare il ricordo ed il mito dei cartoni animati del sabato mattina, raccontata ancora una volta con tutto quello che il power moderno può offrire per assecondare le sue tentazioni cinematiche: dalle imponenti orchestrazioni agli intermezzi di ispirazione neoclassica, state pur certi che anche in questa occasione i tedeschi faranno tutto il possibile per tenere le distanze da ogni forma di contegno e sobrietà, l’estate è alle porte ed ancora una volta è soprattutto nel puro divertimento che il disco troverà la sua ragione di esistere.
Disponibile anche in una bella edizione in vinile, questo nuovo lavoro pubblicato da Perception si apre con una “Kingdom Of The Strong” alla quale si chiede di catturare l’attenzione con un normale mix di ritmi battenti, velocità, cori e controcori. Non si tratta di un’opener che faccia gridare al miracolo, per la verità, con l’ottima produzione di Lars Rettkowitz – allo stesso tempo clinica e potente – che forse rappresenta il fattore maggiormente degno di nota. Della successiva title-track, che presenta anche il contributo di Sebastian “Seeb” Levermann degli Orden Ogan, si apprezza anzitutto il rallentamento: si tratta infatti di un episodio molto più cadenzato ed atmosferico, curato sia dal punto di vista melodico che da quello di cori restituiti in tutta la loro coesione e potenza. Purtroppo questa traccia, in un certo senso più matura e meditata, rappresenta la classica mosca bianca all’interno di una scaletta che ben presto torna a riassestarsi sulle stesse coordinate di sempre: nel giro di qualche minuto tutto ritorna fluido e filante, caratterizzato da un riffing semplice e da ritornelli cantabilissimi ma non per questo veramente accattivanti (“Lazer Ninja Thunderstorm” tra i più forzati e banali). Se da un lato non si può non essere contagiati dal dinamismo e dalla vitalità espressi dai tedeschi, dall’altro lo sbilanciamento di questa impostazione – tutta a favore della fruizione dal vivo – penalizza necessariamente la longevità di un disco che, senza il supporto della componente live/visuale, finisce presto col suonare piuttosto piatto dal punto di vista creativo.
Col passare del tempo, e forse complice un disinteresse che sembra crescere una volta prese le misure con la mancanza di ogni ambizione, i singoli brani diventano praticamente impossibili da distinguere, con gli unici sussulti affidati ai brevi assoli di chitarra ed a qualche effetto speciale – come le occasionali esplosioni – che la qualità della registrazione restituisce con convincente e divertente fragore. “Tutto il resto è noia”, avrebbe cantato Califano nel 1976, ed anche nel caso dei Victorius le cose vanno più o meno allo stesso modo, di pari passo con l’assoluta necessità di chiarire come questo metal non sia nemmeno lontano parente con la musica delle band citate in apertura. Qui non ci sono nè progressione nè storytelling (perché settare una scena e riempirla a casaccio di ricordi, ninja e dinosauri non significa saper raccontare), nessuna idea di verticalità, d’indagine o di ricerca sul linguaggio, con un coinvolgimento penalizzato da un cantato per la verità poco espressivo anche nei momenti più pieni (“Dino Power Resistence”) quando non addirittura svogliato (“Prehistoric Panzer Power”). Non si tratta di una novità e nemmeno di una vera critica, perché raramente gli album di questo tipo e consumo riservano sorprese, chiamati come sono ad assolvere ad una funzione specifica, solare e stagionale. Allo stesso tempo, però, quando si ascolta una formazione chiaramente capace e rodata, c’è sempre la speranza di vederla compiere un piccolo passo in avanti, per mettere il talento al servizio di una qualche nuova impresa, con un pizzico di quel coraggio che loro stessi esaltano con i loro improbabili, elementari racconti. Ed ogni volta in cui questo non succede, è come se l’ultimo episodio del nostro cartone animato preferito si chiudesse con la morte dell’eroina e del sogno che noi stessi avevamo proiettato su di lei.
つづく

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Etichetta: Perception Anno: 2026 Tracklist: 01. Kingdom Of The Strong 02. World War Dinosaur 03. Dino Race From Outer Space 04. Raptor Squad Attack 05. Brachio Bazooka Batalion 06. March To War 07. Evil Mean Megalodon 08. Dino Power Resistance 09. Prehistoric Panzer Power 10. Lazer Ninja Thunderstorm 11. Golden Glory 12. Lost Legacy Sito Web: facebook.com/victoriusmetal |
