The Haunted – Recensione: Versus

Ritorno di routine per i modern thrasher The Haunted. Senza mancare di qualità la band si limita a rimescolare le carte, creando il noto ibrido tra riffing aggressivo e ricerca spasmodica del groove che caratterizza le uscite più recenti. Una scelta che ha indubbiamente il pregio di produrre brani brevi e scorrevoli, ma anche una bella varietà di fondo e il giusto equilibrio tra parti melodiche e momenti aggressivi. Per queste caratteristiche “Versus” è un lavoro che funziona indubbiamente nel suo complesso, ma allo stesso tempo fatica a trovare momenti singoli di grande impatto. Il meglio arriva dall’attacco rabbioso di “Moronic Colossus” e dalla molto Slayeriana “Crusher”, mentre sul lato più melodic-groove ci colpiscono soprattutto “Rivers Run” e “Iron Mask”. Troppo spesso si affaccia però una certa stanchezza compositiva che non fa mai scendere il valore dei brani sotto il livello di guardia, ma nemmeno lascia tutta questa voglia di rituffarsi con gioia in nuovi ascolti. Un po’ troppo semplicistico ci pare soprattutto il lavoro di alla batteria di P. M. Jensen che non fa nulla di più che tenere il tempo e nemmeno con tutta questa grinta. Alla fine i brani piacciono, ma grazie alle linee vocali del sempre bravo Peter Dolving e soprattutto per merito del mestiere che una band tanto esperta riesce a metterci, rendendo accattivanti ancora una volta stilemi già esageratamente sfruttati. C’è l’impressione però che questo sia il fondo del barile. Alla prossima bisognerà inventarsi qualcosa di nuovo, perché la caduta nella ripetizione sterile è appena dietro l’angolo.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 2008

Tracklist: 01. Moronic Colossus
02. Pieces
03. Little Cage
04. Trenches
05. Ceremony
06. Skuld
07. Crusher
08. Rivers Run
09. Iron Mask
10. Faultline
11. Imperial Death March
Sito Web: http://www.myspace.com/thehaunted

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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