Dragonforce – Recensione: Valley Of The Damned

Dopo circa 4 anni vissuti nell’ombra dell’underground inglese raccogliendo riscontri sempre più positivi (tanto da aver accompagnato nei relativi tour in terra albionica mostri sacri del calibro di Halford, Stratovarius e Virgin Steele) giunge l’ora del debutto per i Dragonforce, formazione caratterizzata da un’improbabile quanto fruttuosa confluenza di cinque diverse nazionalità essendo il cantante ZP Theart sudafricano ed i due chitarristi Sam Totman ed Herman Li rispettivamente nativi di Gran Bretagna ed Hong Kong, mentre il batterista Didier Almouzni risulta originario della Francia ed il tastierista Vadim Pruzhanov ucraino. L’artwork ed il monicker sembrerebbero garanzia di puro power metal ma bisogna ammettere che ‘Valley Of The Damned’ riserva ben più di una sorpresa agli appassionati del genere mettendo in mostra in particolare una decisa componente speed che emerge già dalla prima traccia (se si esclude la breve intro) nonché title-track, la tiratissima ‘Valley Of The Damned’, per poi trovare spazio anche nella successiva ‘Black Fire’; i ritmi poggiano su una doppia cassa indiavolata ma proposta con estrema intelligenza da Almouzni grazie a frequenti stacchi sapientemente dosati e le due chitarre svolgono un lavoro di assoluto livello sia al momento di fornire una base ritmica ben delineata sia nei suggestivi scambi ed incroci giocati a velocità iperboliche.

Le trame dipinte dalla tastiera hanno il pregio di saper accompagnare in modo egregio le due asce senza risultare invadenti o stucchevoli (‘Black Winter Night’) salvo diventare protagoniste in ‘Starfire’, ballata in cui a fare la parte del leone sono arrangiamenti di matrice sinfonica di più ampio respiro e durante la quale il singer ZP Theart sfodera tutta la sua personalità pur accostandosi troppo in alcuni frangenti alla timbrica di Tobias Sammet (voce degli Edguy).

Ma i Dragonforce rivelano di avere parecchie frecce al proprio arco quando lasciano affiorare addirittura accenni prog come in ‘Disciples Of Babylon’ ed allora sorge il dubbio di trovarsi di fronte a cinque ragazzi che ci sanno davvero fare e che potrebbero essere in grado di portare una ventata d’aria fresca nello stagnante panorama power di questi tempi, come del resto dimostrano anche le due tracce di chiusura, vale a dire ‘Evening Star’, dotata di un flavour vagamente epico, e ‘Heart Of A Dragon’, rinnovato elogio alla velocità d’esecuzione più sfrenata.

Credo che in quest’occasione non ci sia proprio da risparmiare in quanto ad elogi e quindi mi azzardo a parlare di debutto con i fiocchi nella speranza che il buon giorno si veda davvero dal mattino.

Voto recensore
7
Etichetta: Noise / Self

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Invocation Of Apocalyptic Evil / Valley Of The Damned / Black Fire / Black Winter Night / Starfire / Disciples Of Babylon / Revelations / Evening Star / Heart Of A Dragon


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