Vreid – Recensione: V

I norvegesi Vreid tagliano il traguardo del quinto album, e lo fanno nel modo migliore possibile, attraverso un album che conferma tutti le caratteristiche positive già dimostrate nei quattro dischi precedenti, in un crescendo costante di qualità.

Il quartetto non è del resto formato da principianti, in quanto è sostanzialmente la nuova incarnazione dei Windir, successiva alla morte del leader Valfar (avvenuta nel 2004 per ipotermia). Sebbene la genesi dei Vreid abbia comportato un necessario e corretto cambiamento sonoro, abbandonando le tematiche e il sound prettamente pagan-viking dei Windir, le connessioni con quest’ultimi sono ovviamente ancora presenti nello stile del gruppo, soprattutto nel chitarrismo di Sture e Strom.

“V”, che esce ancora per la norrena Indie Recordings, etichetta con un roster di tutto rispetto, si allontana in parte anche dall’enfasi sulle tematiche marziali e belligeranti di “Milorg” e “I Krig”, risultando concettualmente più vario e di atmosfera meno soffocante. La parola d’ordine è dunque varietà, tradotta anche nei diversi riferimenti letterari e culturali delle canzoni, che citano autori come Sartre, Golding, Tocqueville, Nietzsche.

Il dinamismo dell’opener “Arche” (che ricorda le ultime cose degli Enslaved) convive infatti molto bene con il black diretto e asciutto di “The Blood Eagle” (nome di una cruenta tortura rituale vichinga), così come con l’epicità di “Fire on the Mountain” (che stupisce sul finale con cori alla Solefald) e le strutture articolate e mutevoli della lunga “The Others and the Look”. Il gruppo ritorna poi a pestare duro con la seguente “Welcome to the Asylum”, di certo una delle canzoni migliori del lotto, grazie a killer riff e azzeccati stop and go.

La produzione rende giustizia all’ottimo lavoro dei musicisti, rifinendo un sound potente ma non ipercompresso, nel quale i singoli strumenti e la voce di Sture hanno ognuno il giusto spazio.

I Vreid hanno sintetizzato in “V” quanto di buono è stato portato avanti dal moderno black metal scandinavo, riuscendo nella non facile impresa di risultare freschi, convincenti e personali pur rimanendo completamente all’interno del genere, senza velleità avanguardistiche.

Una band solida, concreta, che lavora da anni in modo professionale e che, non a caso, sta diventando sempre più importante all’interno della scena.
Quale migliore eredità artistica per Valfar?

Voto recensore
8
Etichetta: Indie Recordings

Anno: 2011

Tracklist:
1. Arche 06:44
2. The Blood Eagle 03:56
3. Wolverine Bastards 04:27
4. The Sound of the River 04:42
5. Fire on the Mountain 05:08
6. The Others and the Look 10:29
7. Slave 03:54
8. Welcome to the Asylum 03:22
9. Then We Die 05:54

Sito Web: http://www.vreid.no/

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