Dystopia Na!: “Utopie in nero” – Intervista con K e S

Dystopia Nå! Nome nuovo del panorama alternative black, che col suo debutto “Syklus”, da poco edito per la nostrana Avantgarde, lascia intravedere ottime potenzialità espressive, dietro le quali vi sono dei presupposti e delle idee lucide e ben strutturate, come emerge da questa interessante chiacchierata con K ed S, i due mastermind del progetto norvegese.

Ciao ragazzi! Dopo qualche vicissitudine distributiva, finalmente il vostro ottimo debutto “Syklus” ha raggiunto tutti gli scaffali. A livello prettamente musicale, il sound che presentate sembra una fusione fredda di differenti stili e approcci, che vanno dal black metal scandinavo allo shoegaze inglese, toccando anche certe influenze indie/post rock. A vostro parere quali sono gli elementi preponderanti, nell’economia della vostra proposta?

K: Grazie per l’apprezzamento. Secondo me “Syklus” non è definito/definibile da un singolo genere, quanto piuttosto da un dinamico contrasto di elementi ed emozioni. Avremmo potuto fare migliaia di registrazioni di ogni singolo strumento, per ottenere un sound lucido e tirato, ma abbiamo invece scelto di mantenere le cose il più naturali e spontanee possibili, privilegiando l’espressione delle emozioni sulla tecnica/tecnologia. Ed è proprio questa spontaneità l’elemento distintivo del nostro sound, che si traduce poi nell’approccio che sta alla base del nostro comporre.

S: Il lavoro vocale è un altro elemento che ci separa da altre band simili, secondo me, grazie alla sua costante varietà e mutevolezza. La ragione di tutto ciò sta nel fatto che, in precedenza, lavorando con un altro vocalist, le linee interpretative avevano un altro aspetto, che però non ci convinceva appieno, motivo per cui abbiamo in seguito ripreso in mano tutto il materiale, ri-registrando completamente le parti che non si amalgamavano alla perfezione al concept. Alla fine siamo grati di questo lavoro extra, perchè è stato fondamentale per trovare l’essenza del nostro sound.

Il vostro sound è in effetti estremamente mutevole ed eterogeneo, sebbene spontaneo e naturale. Ma quanto è stato difficile ottenere questo risultato, in studio?

K: Tutto è accaduto in modo molto naturale. Credo che quando tre persone, con tre background differenti, si trovano a lavorare insieme, sotto un’unica visione, l’eterogeneità sia impossibile da evitare. Siamo soddisfatti di riuscire a lavorare senza eccessivi contrasti, ponendo i nostri rispettivi ego ai margini, e focalizzandoci tutti e tre sul progetto comune che perseguiamo.

S: Le cose che sottolinei sono probabilmente il frutto della grande libertà che abbiamo avuto. Senza nessuna deadline di consegna, ne costose ore di sala da pagare, il nostro lavoro in studio è stato molto sereno, anche in considerazione del fatto che, a livello di supporto tecnico, abbiamo cercato di fare tutto noi tre. Non è scontato che un esterno al gruppo riesca a capire e condividere il nostro obiettivo finale, e così facendo non c’era nessun elemento esterno a interferire con la nostra creatività, che solitamente funziona portando avanti contemporaneamente la composizione e la registrazione.

A proposito del concept che sta dietro alla band, il vostro nome si riferisce a una realtà anti-utopica, come ad esempio quelle delineate in opere quali “1984”, “Il Mondo Nuovo”, “Fahrenheit 451”, oppure “Matrix”. C’è qualche opera in particolare che ha ispirato il vostro progetto?

S: Il nostro concept di per se non deriva da qualche opera esistente, ma dalle nostre esperienze. Rappresenta la nostra vita quotidiana nel mondo urbano. Ma quando è venuto il momento di scegliere un nome per la band, avevamo decisamente in mente opere di science-fiction del secolo scorso, come quelle da te citate, a cui aggiungerei anche “Blade Runner” e “2001: Odissea nello Spazio”. La parola distopia è menzionata solitamente riferendosi al futuro, e per questo vi abbiamo aggiunto “Nå!” (ora!), per dargli una connotazione presente.

K: Sì, il concetto di distopia come noi lo intendiamo è utilizzato per descrivere una relazione personale fra soggetto e realtà, piuttosto che descrivere solo la realtà in se stessa, divenendo in questo modo un concetto dinamico.

In sede di recensione ho sottolineato il mix ben bilanciato fra momenti strumentali e sezioni cantate, che contribuiscono a creare un’atmosfera piena di suggestioni emotive e meditative, in uno stile quasi narrativo, che suggerisce l’idea di un concept album.

K: “Syklus” è effettivamente un concept album, e l’aspetto narrativo gioca un ruolo fondamentale, soprattutto nella prima metà del disco, superata la quale i momenti descrittivi si dissolvono, in favore di un feeling più astratto. Se l’album rappresentasse una giornata nella vita di un uomo, la prima metà sarebbe il giorno, ricco di attività e interazioni, mentre la seconda la notte, il momento del languore e della contemplazione. I testi, che mantengono un approccio personale e intimo, veicolano l’idea di ciclicità che sta dietro a tutto ciò.

S: Ma è altresì importante per noi sottolineare che questo è il modo in cui noi percepiamo l’album, ma, non avendo incluso i testi nel booklet, incoraggiamo l’ascoltatore a trovare la sua interpretazione, il suo modo in cui relazionarsi con la nostra musica.

K: Sì, questo è fondamentale. La musica è prima di tutto espressione ed espressività, e gli aspetti del nostro ego e le opinioni personali sono secondari.

Siamo solo agli inizi di questo 2012. Relativamente allo scorso anno, quali sono i dischi che vi hanno maggiormente interessato e impressionato? Inoltre, qualche buon libro/film da consigliarci?

K: L’ultimo anno per me è passato davvero velocemente, e mi sembra di non aver prestato molta attenzione alle nuove uscite, come normalmente faccio. Jesu ha pubblicato un paio di Ep molto interessanti e gli Evoken un disco mostruoso. Altri dischi che hanno catturato la mia attenzione sono stati  i Natural Snow Building, col loro post-rock ambient ritualistico, e il debutto degli  Hexvessel. Da menzionare anche Earth e Radiohead, che hanno pubblicato due lavori impressionanti . Per chi fosse interessato alla cinematografia norvegese, consiglio due pellicole di Joachim Trier, “Reprise”, del 2008, e il suo seguito spirituale, “Oslo 31. August” che è uscito lo scorso anno. A proposito di letteratura, ho speso tutto l’anno indulgendo nella filosofia, sebbene abbia letto un paio di opere narrative interessanti, come la trilogia “Skandinavisk Misantropi” di Abo Rasool e  “The Elementary Particles” di  Michel Houellebecq. Questi libri sono riusciti a comunicare col mio particolare sense of humor, mantenendo un certo peso intellettuale.

S: A causa degli impegni con la band nemmeno io ho prestato molta attenzione a ciò che è successo nel 2011, e non ho molto da aggiungere alla lista di K, anchè perché è stato davvero esauriente. Cito solo le ultime cose dei francesi  Deathspell Omega e Blut Aus Nord.

Siete sotto contratto con l’etichetta italiana Avantgarde Music. Come stanno andando le cose con loro?

K: Molto bene. Come sempre accade ci sono stati alcuni piccolo intoppi, lungo la strada, ma niente di rilevante. Siamo molto soddisfatti di aver pubblicato “Syklus”  su Avantgarde.

Ora che l’album è uscito, quali sono i vostri impegni e programmi?

S: Attualmente stiamo già registrando il secondo album, che è in fase di completamento. In questo momento siamo concentrati in particolare sul lavoro vocale e sui sample. Le cose stanno venendo fuori davvero bene, per cui aspettatevi un bel po’ di materiale. Anche questo nuovo lavoro sarà un concept. La correlazione narrativa e musicale fra i brani si sta approfondendo, mentre l’album si definisce e si approfondisce sempre più.

K: Stiamo anche facendo i provini per dei turnisti da impiegare in sede live. I brani saranno lievemente differenti, dal vivo, in parte per la molteplicità di livelli creata in studio, ma anche perché dal vivo vogliamo dare al nostro pubblico un’esperienza d’ascolto diversa. Non siamo ossessionati dalla riproduzione fedele del disco sul palco, perchè un concerto e l’ascolto in stereo sono due media del tutto diversi, ognuno con le sue proprie caratteristiche, e vogliamo sottolinearlo, in entrambi gli ambiti.

Ok ragazzi, vi ringrazio per il vostro tempo, è stata un’interessante chiacchierata, per me. A voi i saluti di rito ai lettori di Metallus.

K/S: Grazie a te per l’intervista, apprezziamo molto il tuo interesse. A tutti voi che state leggendo e avete acquistato il nostro album, grazie del supporto! Restate in contatto per i futuri annunci del prossimo album dei Dystopia Nå!
Ciao a tutti!

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