Napalm Death – Recensione: Utilitarian

Ben quattordici gli album in studio a nome Napalm Death. Un vero record per la band che ha inventato la formula del grind-core e che dopo tanti anni riesce ancora a confezionare album di spessore senza mostrare segni di stanchezza.

Un po’ come accade per molte delle formazioni classiche, quando sono in forma, non è più lo stile (imitato in lungo e in largo) a far la differenza, ma la qualità stessa del lavoro che riesce dove molti seguaci sono carenti, ovvero l’abilità nel reinventarsi senza di fatto cambiare nulla e mettere ogni volta in luce un songwriting efficace ed essenziale, capace magicamente di tenere incollati all’ascolto.

In questo caso i Napalm Death sembrano, fin dalla scelta dell’artwork,  aver selezionato tra le tante opzioni quella del revival “old school”, ma rimescolando il tutto alla luce delle evoluzioni stilistiche successive. Siamo infatti di fronte ad una sequenza di song piuttosto compatte e veloci che non mancano mai delle variazioni necessarie a farsi distinguere, ma che di fatto rappresentano un muro di suono invalicabile non poco vicino per spirito e attitudine sia agli albori più punk oriented del movimento che alle sue successive mutazioni in chiave moderna e industriale.

Molte song (“Errors In The Signal”, “Quarantined” o “Think Tank Trials” ) sono vere e proprie fucilate dall’anima hardcore, mentre altri brani, come “Everyday Pox” (in cui fa capolinea il sax di John Zorn) o, mostrano il lato più schizzato e dissonante; senza mai del tutto accantonare le influenze cibernetiche evidenziate attraverso sequenze ritmiche e suoni metallici che come sempre i Napalm Death rivedono a modo loro, aggiungendo una sostanziosa dose di punk-core (“The Wolf I Feed” o “Blank Look About Face” ne sono un esempio lampante) e le storture nel riffing che rendono l’insieme ancora più vorticoso – come nella acida “Orders Of Magnitude”.

Passano gli anni, ma se volete ascoltare il meglio della scena grind-death ancora una volta l’indirizzo a cui rivolgersi rimane sempre lo stesso. Grande band, grande album!

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media

Anno: 2012

Tracklist:

01. Circumspect
02. Errors In The Signals
03. Everyday Pox
04. Protection Racket
05. The Wolf I Feed
06. Quarantined
07. Fall On Their Swords
08. Collision Course
09. Orders of Magnitude
10. Think Tank Trials
11. Blank Look About Face
12. Leper Colony
13. Nom De Guerre
14. Analysis Paralysis
15. Opposites Repellent
16. A Gag Reflex


Sito Web: http://www.napalmdeath.org/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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  1. AlexMetalheart

    Non male, meglio dell’album dei Cannibal Corpse

    Reply

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