Urban Tale – Recensione: Urban Tale

Ormai bandita da anni la parola originalità, l’A.O.R. è diventato un genere di ‘canzoni’ e gli Urban Tale sono uno dei rari epigoni credibili alla sbornia ottantiana del genere. Journey e Toto sono gli ovvi punti di riferimento, ma non ci sono dubbi che questo omonimo debutto saprà soddisfare gli aficionados di tali sonorità. Praticamente non manca nulla: melodie zuccherose, affascinanti arrangiamenti di tastiere ed un vocalist non stellare, ma in grado di tenere banco come non capita di ascoltare spesso di questi tempi. ‘Canzoni’ dicevamo e tra le dieci tracce presenti almeno quattro meritano di entrare di corsa nella lista delle highlights annuali del genere: l’iniziale ‘Devil In Me’ che sfoggia un coro che non ne vuole sapere di uscirvi dalla testa, la già nota ‘Circus’, la suadente ( e quasi pop) ‘Broken Hearts’ e la progressiva ‘On The Edge’. Peccato che qualche piccolo calo nella qualità delle composizioni porti a momenti di sostanziale anonimato, altrimenti saremmo qui a parlare di miracolo, ma evidentemente non è poi così semplice aggiungere altre pagine al già imponente libro dei capolavori del genere.

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers

Anno: 2001

Tracklist: The Devil In Me
Passion Takes Over
Circus
King Of Earths
One Day (I’ll Make You Mine)
Runaway Train
Engine
Broken Chains
On The Edge
Doris Day
Water

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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