Injury – Recensione: Unleash The Violence

Titolo quantomai profetico per gli italianissimi Injury. La band infatti libera tutta la sua rabbia confezionando un potentissimo e iper-aggressivo album incentrato sulla rivisitazione degli standard del thrash bay-area più violento e intransigente.

Nulla di minimamente nuovo insomma, ma la colata di metallo che vi piomba sulla capoccia ascoltando brani come “Ignorance”, “The Execution” o la super mosh “Busy Killing” è di quelle che costringono all’headbanging anche chi con l’età ha ormai problemi di artrosi cervicale.

La ricetta non è in fondo complicata, visto che di base gli Injury hanno solo pompato il suono e aumentato l’aggressività vocale, proponendo per il resto una serie di riff, soli e costruzioni ritmiche che chiunque abbia dimestichezza con la scena thrash degli anni ottanta può tranquillamente affermare di aver sentito centinaia di volte.

Nonostante questo limite autoimposto la band dimostra per l’intera durata del disco una compattezza notevole e un’abilità sopra la media nel gestire gli equilibri interni alle singole song. I brani non eccedono infatti mai in lunghezza e ripetizioni (come accade ad esempio agli ultimi Exodus), gli assoli arrivano sempre al momento giusto e la scaletta pare ben studiata per non far mai calare l’attenzione sulla song successiva.

Gli Injury non cambieranno la storia della musica e sinceramente ci auguriamo che in futuro sappiano crearsi uno stile leggermente più personale, ma chi ama il thrash old school un disco come “Unelash The Violence” non potrà che farlo girare sullo stereo per un bel po’ di tempo.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Punishmant 18 / Andromeda

Anno: 2011

Tracklist:

01. Ignorance 3:16
02. The Execution 3:31
03. Busy Killing 4:34
04. Violence Unleashed 4:07
05. Messiah Of The Undone 4:45
06. Food For Vultures 5:28
07. Death Routine 3:56
08. Fear Of Nothing 6:59
09. Denying My Soul 4:01


Sito Web: http://www.myspace.com/injuryviolence

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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