Metallus.it

Altaria – Recensione: Unholy

Sono trascorsi due anni dall’ultima volta in cui avevamo sentito parlare dei finlandesi Altaria, per l’esattezza l’occasione era la pubblicazione di “Divine Invitation”, primo e finora unico best of del gruppo. Era tempo, quindi che gli Altaria realizzassero qualcosa di nuovo, e per fortuna i risultati ottenuti sono ben interessanti. Scompaiono quasi del tutto, ad esempio, le influenze ottantiane che caratterizzavano ancora alcuni pezzi degli anni precedenti, e la band si stabilizza su un classic metal più personale, che a volte sconfina nel power e a volte nell’epic metal (soprattutto per l’imponente utilizzo dei cori e per la raffinata forza delle linee di chitarra). Questo miscuglio di generi è comunque piacevole nella sua globalità, anche se certi temi ricorrenti (fuoco, fiamme, potere, potenza e lotta contro le menti corrotte) sono più che abusati. In questo contesto però, dato il genere, sono idee più che adatte e si prestano ad essere sviscerate in ogni loro dettaglio. Inoltre, nonostante la band concentri le proprie forze su brani dall’incedere robusto e fieramente potente, anche “The Lake”, immancabile brano acustico dal testo molto interessante, non sembra messo lì per caso e anzi attrae l’attenzione al pari degli altri pezzi. Mettendo quindi da parte i riferimenti ai guardiani dell’acciaio, alle urla di rabbia e ai ripetuti inviti a spiegare le proprie ali, cose sentite fin troppe volte, il risultato finale è un percepibile ed incoraggiante passo in avanti nella storia, ormai abbastanza lunga, di questo gruppo.

Exit mobile version