The Black Dahlia Murder – Recensione: Unhallowed

Da qualche tempo gli americani sembrano aver scoperto il death svedese. Non si spiegherebbe altrimenti il proliferare di band provenienti dall’underground di quel paese che cercano in modo più o meno valido di trovare un punto di equilibrio tra At The Gates, In Flames e hardcore-metal made in U.S.A. Tra tutti questi gli unici che fino ad ora ci sembrano avere della buone carte da giocare sono i Killswitch Engage, gli altri sono arrivati palesemente con qualche annetto di ritardo a sperimentare soluzioni già abbondantemente sfruttate nella nostra vecchia Europa. Questi The Black Dahlia Murder non fanno eccezione. Non basta infatti aggiungere una voce growl da alternare il classico urlato death-thrash e nemmeno qualche sporadica influenza hardcore o brutal death per rendere plausibile il plagio continuo di riff perpetrato ai danni dei più noti act della scena scandinava. Siamo in un territorio minato e non è sicuramente facile aggiungere qualcosa di interessante alla fin troppo vasta discografia del genere, ma proprio per questo ci aspetteremmo una lungimiranza maggiore e una più pressante voglia di costruirsi un’identità. Soprattutto perché i mezzi a disposizione della band sono notevoli e dispiace vedere sprecato tanto talento per composizioni alquanto scontate e prevedibili. Speriamo in una rapida correzione di rotta.

Voto recensore
5
Etichetta: Metal Blade

Anno: 2003

Tracklist: Unhallowed
Funeral Thirst
Elder Misanthropy
Contagion
When The Last Grave Has Emptied
Thy Horror Cosmic
The Blackest Incarnation
Hymn For The Wretched
Closed Casket Requiem

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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