Klimt 1918 – Recensione: Undressed Momento

La Belle Epoque europea osservata intorno al 1900, la ‘secessione viennese’ dallo stile accademico, fermenti di metamorfosi artistica sfociata nell’Art Nouveau, percorsi per attingere dalle bellezze del mondo, ‘periodo dell’oro’, centralità dell’estetica femminile pervasa dalla sensualità, immedesimazione nelle proprie opere e una decisa, esacerbata ribellione. Tutto ciò rappresenta Gustav Klimt e 1918 fu l’anno della sua dipartita.

I capitolini Klimt 1918 si ispirano certamente al tumultuoso grande artista cercando di distaccarsi dagli stereotipi e dalle restrizioni, dipingendo malinconiche melodie su tavolozze dalle superfici talvolta ruvide, talora più soffici ed eteree.

La voce di Marco Soellner si potrebbe accomunare a quella di Vincent Cavanagh degli Anathema per espressività ed intensità, le composizioni invece sembrano scaturire da un amalgama tra Novembre (quelli di ‘Arte Novecento’), Katatonia, una vigorosa pennellata dei fondamentali Police di Sting (‘Parade Of Adolescence’) annettendo alcune rifiniture con Opeth (‘Stalingrad Theme’) e gruppi classici della dark-wave anni ottanta, cooptando nomi di punta quali The Cure e The Smiths (‘That Girl’).

L’insieme, coadiuvato dalle infiltrazioni gotiche chitarristiche, da un drumming in certe circostanze costituito da accenti aggressivi, orchestrazioni curate da Massimiliano Pagliuso e l’elegante produzione ad opera di Giuseppe Orlando, entrambi splendidi esponenti dei Novembre (da cui si spiega l’impronta ‘novembrina’), rende ‘Undressed Momento’ sia un fulgido espediente per aggirare i cliché e ci consegna altresì una delle migliori espressioni dark del corrente anno, tesa a fluttuare nello stagnante panorama italiano.

Voto recensore
8
Etichetta: My Kingdom / Masterpiece

Anno: 2003

Tracklist: 01 Pale Song
02 Parade Of Adolescence
03 We Don’t Need No Music
04 Undressed Momento
05 That Girl
06 Neif Watercolour
07 If Only You Could See Me Now
08 Stalingrad Theme

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