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Mecca – Recensione: Undeniable

Dopo una serie di vicissitudini non semplici da affrontare, prima fra tutte la dolorosa perdita dell’amico e co-produttore Bryan Mitchell, Joe Vana riesce a dare alla luce il seguito del progetto che era stato acclamato all’esordio, nell’ormai lontano 2002. In mezzo, un poco entusiasmante album targato Ambition, che lasciava più di qualche interrogativo sul futuro musicale della creatura Mecca, originariamente arricchita dal talento compositivo di Jim Peterik e dai servigi degli ex Toto Fergie Frederiksen e David Hungate.
Per “Undeniable” il deus ex machina che firma assieme a Vana e Christian Wolff i brani dell’album si chiama Tommy Denander, nome ormai onnipresente nelle uscite di hard rock melodico, da un lato sinonimo di garanzia, dall’altro rischio di eccessiva uniformità tra i progetti che lo vedono in qualche modo protagonista. In questo caso il rischio è evitato grazie alla precisa visione musicale di Joe Vana, le cui coordinate stilistiche sono sempre quelle dei mostri sacri dell’AOR classico, Toto su tutti, rispetto ai quali però il suono è più “pieno” in virtù del massiccio uso delle tastiere di Brian Moritz e dei sintetizzatori di Paul Pisciotto. Ciò non significa che ci si trovi di fronte ad un album fiacco: pure la cadenzata “Ten Lifetimes” è un piccolo grande esempio di intensità senza dover picchiare duro. C’è anche spazio per le sfumatore Westcoast, come in “Life’s Too Short” o nell’irresistibile e magnetica intro di “I Know”, questa sì davvero vicina nel suo sviluppo ai maestri Toto anche grazie al grande lavoro di quella che è la vera sorpresa dell’album: il figlio Joey, alla chitarra, gusto e tecnica sopraffini. Emozionante “I Did It For Love”, una performance quasi commovente di Joe Vana che si ripete nella toccante “As I Walk Alone”. Altro riferimento costante in “Undeniable” sono i sofisticati Mr.Mister, evocati nell’intrigante incipit di “From The Start”. Ciliegina sulla torta, il contributo di Tony Levin e Pat Mastellotto che trasformano la seconda parte di “Deceptive Decadence” in un onirico turbinare.
Alcuni momenti più ordinari, all’inizio ed in coda, impediscono a “Undeniable” di assurgere allo status di capolavoro, ma si tratta senza dubbio di una delle migliori uscite dell’anno in campo rock melodico, nonché la conferma di un personaggio, Joe Vana, che senza clamori è capace di scrivere pagine importanti per il genere.

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