Scorpions – Recensione: Unbreakable

‘Unbreakable’ è la dimostrazione pratica che i vecchi Scorpioni hanno voglia di tornare a pungere. Abbandonate in gran parte le velleità eccessivamente moderniste delle recenti produzioni i tedeschi ritornano a fare quello che loro compete da un trentennio buono a questa parte: solido hard rock da stadio con voluminoso sfoggio di chitarre pesanti e refrain memorizzabili al primo colpo. Ovviamente rispetto al passato più remoto alcune differenze nel suono e nelle melodie ci sono e non potrebbe essere altrimenti vista la necessità per una band così nota di calare il prodotto nel mercato contemporaneo, ma quello che importa è il cuore delle composizioni e non ci sono dubbi che quest’ultimo abbia le radici saldamente ancorate all’arena rock degli anni ottanta. Il paragone più facilmente tracciabile è con un album come ‘Face The Heat’, anche se brani come ‘New Generation’ e ‘Borderline’ definiscono una durezza dal taglio oscuro più improntata su un suono attuale e allo stesso tempo ‘Love’em Or Leave’em’ e ‘My City, My Town’ ci rimandano allo stile di ‘Crazy World’ o ‘Savage Amusement’. Due facce contrapposte che riescono tuttavia a convivere con armonia ed anzi arricchiscono di quel tanto di varietà sufficiente a non sentire la stanchezza tipica dei prodotti troppo omogenei. Come sempre abbiamo un paio di ballate: la bella e sdolcinata ‘Maybe I, Maybe you’ e la meno coinvolgente (e troppo Bonjoviana) ‘She Said’. Non ci sembra comunque il caso di gridare al miracolo, ma quello che conta è che abbiamo tra le mani una delle cose migliori prodotte dalla band dai tempi d’oro e vista la scarsa tenuta dei rocker plastificati di oggi sarebbe bello ritrovarsi ancora una volta in un’arena illuminata dalle fiamme degli accendini sapendo che comunque da lì a poco arriverà una ‘Blackout’ qualsiasi a far esultare i duri di cuore.

Voto recensore
7
Etichetta: Bmg

Anno: 2004

Tracklist: 01. New Generation
02. Love ‘em Or Leave ‘em
03. Deep And Dark
04. Borderline
05. Blood Too Hot
06. Maybe I Maybe You
07. Someday Is Now
08. My City My Town
09. Through My Eyes
10. Can You Feel It
11. This Time
12. She Said
13. Remember The Good Times

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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