Roger Miret: Un messaggio forte e chiaro – Intervista

Figura leggendaria della scena punk con gli Agnostic Front, Roger Miret ha trovato anche il tempo di incidere tre album con i Disasters. L’ultima fatica, ‘My Riot’, ribadisce il concetto di impegno senza rinunciare a divertire, soprattutto attraverso arrangiamenti sobri senza essere scontati, che garantiscono all’album di farsi ascoltare anche soltanto come gran bella musica arrabbiata. Ma sarebbe troppo semplicistico ridurre il tutto alla melodia. Spazio, quindi, alle parole di Miret.

‘My Riot’ è il tuo terzo album con i Disasters. Com’è l’esperienza con questo gruppo rispetto a quella con gli Agnostic Front?

“Mi piacciono entrambe le band, anche se i Disasters li sento più vicini a me: mi danno la possibilità di rivivere il passato divertendomi…”

Come trovi la scena musicale di adesso rispetto a quella in cui hai mosso i primi passi?

“Beh, quando abbiamo cominciato era tutto molto piccolo, quasi intimo: in pratica noi stessi eravamo una delle scene! Adesso è più grande, ma comunque mi va benissimo.”

E com’è cambiata la tua vita?

“Non posso ripiegarmi sul passato e oggi mi comporto nella stessa maniera diretta in cui mi sono sempre comportato: la mia vita, quindi, è cambiata solo nel fatto che penso prima di fare qualcosa. All’inizio mi mettevo subito in azione, prima ancora di pensare, mentre adesso penso e poi passo all’azione.”

Quanto è importante la musica e quanto lo sono i testi per una punk rock band, oggi?

“Per me i testi sono sempre stati la cosa più importante: dopo tutto il punk lanciava un forte messaggio! Contro la guerra, la religione, la società! Sentirsi fuori sintonia rispetto alla società, non voler cedere al conformismo…i miei testi rappresentano tutti questi valori.”

‘My Riot’, intelligentemente scelto come primo singolo, e ‘Once Were Warriors’ sono per me tra i pezzi più efficaci dell’album. Puoi dirci qualcosa sui testi di questi due brani?

“In sostanza ruotano tutti attorno alla mia esperienza di gioventù, quando ero come una bomba ad orologeria, e di come oggi nella mia mente stia ancora combattendo il mondo…o per dirla con altre parole, ai miei occhi niente è cambiato e sono ancora una furia!”

In ogni caso, rispetto ad altre band che suonano lo stesso genere, il vostro gruppo dimostra anche una certa capacità tecnica, che vi consente di tirar fuori arrangiamenti non banali…

“Per me si tratta di un elemento secondario, ma è comunque positivo poter contare su una band che contribuisce ad arricchire di gusto i testi! In effetti ho sempre preferito i gruppi punk con una certa capacità anche tecnica, come ad esempio i Clash, che sono la mia band preferita.”

Pensi ancora che la musica possa cambiare il mondo? Qual è la tua opinione rispetto ai gruppi che suonano per puro intrattenimento?

“Non posso cambiare il mondo, ma posso dar vita a qualcosa che poi chi ascolta tiene in cuore. Penso che la nostra musica sia un grido d’allarme per il mondo, e l’ho già dimostrato con gli Agnostic Front. Il punto fondamentale è rimanere prima di tutto sinceri nei confronti di se stessi, poi nei confronti dei fan o degli amici, come mi piace chiamare il mio pubblico…penso in ogni caso che la musica punk dovrebbe servire a lanciare un messaggio forte, non presa alla leggera o per scherzo.”

Siete stati in tour con molte nuove band, come Good Charlotte o New Found Glory. Ce n’è qualcuna di meno nota che pensi meriterebbe maggior visibilità?

“Good Charlotte e New Found Glory erano gruppi di brava gente. Al momento, però, non mi viene in mente nessuna nuova band, anche perché mi sono appena svegliato! Scusa!”

Cosa stai facendo al momento?

“Sto facendo piani per un tour con i Disasters e sto anche lavorando ad un nuovo album con gli Agnostic Front.”

Quali sono i tuoi hobby, musica a parte?

“Mi piacciono tantissimo le Hot Rods and Kustoms! Dai un’occhiata al sito del mio club, http://www.RumblersNYC.com… e poi adoro passare tempo con mia moglie e la mia famiglia.”

Qualche domanda che vorresti ti fosse fatta?

“Bella domanda…sarebbe bello che mi venisse chiesto semplicemente: “Come va? Tutto okay?” E la mia risposta sarebbe che sì, va tutto bene. E’ che spesso ci si dimentica di se stessi, la salute, la propria vita, perché si è così presi da tutti i progetti. Ecco perché mi prenderò una bella pausa! Necessaria, sì, ma tornerò ancora più arrabbiato di prima!

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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