Burzum – Recensione: Umskiptar

Sulla persona di Varg Vikernes è già stato detto tutto e il contrario di tutto, inutile spendere ulteriori parole. Difficile però concentrarsi soltanto sul versante musicale quando la figura implicata ha avuto suo malgrado un peso tanto importante nell’evoluzione del black metal norvegese e animato con fervore la cronaca e l’opinione pubblica. Proviamoci. Introdotto da una imbarazzante photo session che vede protagonista Varg (e chi altri?), la nuova fatica “Umskiptar”, le cui liriche sono tratte dal poema norreno Völuspá, è un album di puro e incontaminato pagan metal. Ben poco a che vedere con il black, sebbene l’immediato periodo post-carcere facesse pensare a una netta ripresa di questo universo. “Umskiptar” (“metamorfosi” dal norreno), mette in luce i retaggi folk del Conte tramite l’utilizzo della musica popolare, movimenti acustici e tastiere diluite durante l’ascolto. La matrice estrema fa capolino sporadicamente e pare una semplice sfumatura. Persino la voce rifiuta nella quasi totalità lo screaming e si adagia su coordinate recitate/parlate. Una bella gatta da pelare se consideriamo che la durata dell’album supera i sessantacinque minuti. Noia? Un pizzico sì, è inevitabile, complice anche l’assenza di variazioni ritmiche  e soprattutto mancanza di ricerca. D’altronde parliamo dei Burzum, per cui sarebbe inopportuno pretendere una produzione che non sia altro se non essenziale, né l’eccessiva cura formale. Per fortuna il Conte raggiunge l’obiettivo di far vibrare le corde emozionali e lo fa attraverso passaggi epici e ricchi di enfasi, di certo elementari nella loro struttura ma ancora in grado di suscitare sensazioni, non più terrorizzanti come una volta (i tempi in cui il black metal faceva paura sono morti e sepolti) ma pur sempre tali. I Burzum sono ancora i Burzum, fuori da ogni schema e da ogni tendenza, prendere o lasciare. L’inevitabile senso di “anacronistico” che si genererà all’ascolto è del tutto eluso da quella che a suo modo è una passione, nonché necessità di fare musica. E Varg Vikernes la crea per sé stesso e (forse) per pochi altri.

 

 

 

 

Voto recensore
6,5
Etichetta: Byelobog / Audioglobe

Anno: 2012

Tracklist:

01. Blóðstokkinn (1:16)
02. Jóln (5:51)
04. Hit Helga Tré (6:51)
05. Æra (3:58)
06. Heiðr (3:02)
07. Valgaldr (8:03)
08. Galgviðr (7:16)
09. Surtr Sunnan (4:14)
10. Gullaldr (10:20)
11. Níðhöggr’ (5:00)


Sito Web: www.burzum.org

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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