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Flotsam And Jetsam – Recensione: Ugly Noise

Dispiace dirlo, ma questa volta i Flotsam & Jetsam non sono riusciti a fare il miracolo. Ormai messi ai margini dal business discografico e fautori orgogliosi di un’autogestione che copre l’intera fase della produzione artistica i Flotz avevano segnato con “The Cold” una clamorosa vittoria dell’attitudine più pura, confezionando uno degli album metal più riusciti e creativi degli ultimi tempi. Un modus operandi che si è rafforzato con “Ugly Noise”, visto che la band si è decisa a portare avanti un discorso di vera e propria “Alleanza” attraverso il sito http://www.pledgemusic.com/ che permette ai fan di finanziare direttamente la realizzazione dell’album e assistere passo passo alla sua creazione.

Da questo punto di vista “Ugly Noise” si può già certificare come un successo, una mossa in grado di rinsaldare il rapporto tra l’artista e la propria base di appassionati follower come null’altro sarebbe in grado di fare, ma per ciò che concerne il lato puramente artistico siamo costretti, nostro malgrado, a registrare un piccolo passo indietro rispetto all’eccellenza di “The Cold”.

La prima pecca la possiamo trovare in una produzione enormemente debole che si appiattisce su suoni puliti, ma troppo morbidi e senza brillantezza. Non sappiamo se sia stato un semplice problema di budget a consigliare una scelta così penalizzante, oppure una qualche intenzione artistica, ma di fatto, soprattutto nei brani più energici, come “Rage”, “To Be Free” o “Gitty Up” un suono così levigato e leggero non trasmette la giusta emozione.

Le stessa stesura dei brani si è in qualche modo asciugata, puntando molto più sulle linee vocali e la perfezione degli arrangiamenti (spesso belli e particolari), ma rinunciando in gran parte alle trame più complesse che tanto ci avevano impressionato. Sicuramente c’è stato un guadagno per ciò che concerne l’immediatezza e in parte si tratta di un ritorno al periodo proficuo di “Drift”, ma nel bilancio pesa ancora di più una certa mancanza di potenza sonora che sicuramente avrebbe dato una patina più moderna all’insieme. Prendete ad esempio pezzi come “Cross The Sky”, “Carry On” o “Machine Gun”: viene da alzare in continuazione il volume per carpire le potenzialità di song che appaiono tanto trascinanti quanto tarpate nel loro volo dal suono troppo “schiacciato”.

Le melodie di alcuni brani si distendono poi su passaggi dai toni malinconici e drammatici, ma anche da questo lato non sempre l’impasto sembra essere riuscito alla perfezione e solo le grandi capacità interpretative di Eric A.K. tolgono d’impaccio canzoni fin troppo piatte come “Play You Part” e “Rabbits Foot” (meglio, nella categoria, è invece la title track, effettivamente avvolgente e scura al punto giusto).

Siamo in ogni caso di fronte ad una formazione che ha dalla sua esperienza, personalità e grandi capacità artistiche, ma questa volta qualcosa non pare aver funzionato al massimo e “Ugly Noise” rimane solo un discreto lavoro, con qualche momento anche eccellente, ma al di sotto degli standard medi di una band di tale caratura.

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