Tyr – Recensione: Battle Ballad

Salvo alcune eccezioni, l’album perfetto non esiste, ovviamente al netto del fatto che i gusti di ognuno sono soggettivi e non oggettivi. Poi capita di ascoltare “Battle Ballads” dei Týr e ci si rende subito conto che quello che si ha fra le mani è un album completo sotto ogni punto di vista. “Battle Ballads” è il nono album della band folk-viking metal faroese, ed è anche il primo senza Terji Skibenæs, non una perdita qualunque dal momento che il chitarrista è stato sempre parte attiva dei Týr. Al suo posto la band di Runavík ha ingaggiato dagli Asyllex (altra band faroese) Hans Hammer, il quale, con il suo background Thrash Metal, si è amalgamato alla perfezione nel sound consolidato dei Týr.
Ci troviamo così fra le mani un lavoro senza alcun minimo calo di tensione, dal primo all’ultimo capitolo, nonostante una durata relativamente breve, che probabilmente è il vero punto di forza di “Battle Ballads”, con brani immediati che si imprimono subito nella testa.
I temi trattati sono come sempre legati alla mitologia norrena e alle tradizioni Scandinave e in particolare quelle Faroesi.

Il Drakkar dei Týr è pronto a salpare; con il fragore dei colpi di un martello per forgiare una spada, ha così inizio la battaglia con “Hammered”, pezzo che mette subito le cose in chiaro con la sua potenza devastante ma allo stesso tempo elegante, che trova il suo apice nel sontuoso solo guitar nel finale. Il refrain iniziale di “Unwandered Ways” è il tratto distintivo che ripercorre l’intero album, ovvero un compromesso fra melodia ed energia, come si può apprezzare anche nella successiva “Dragons Never Die”, con i suoi cambi di tempi prorompenti e decisi in cui è la doppia cassa di Tadeusz Rieckmann che detta legge fra chitarre e cori epici.

Segue la battagliera “Row”, che non ci permette ancora di abbassare la tensione; in questa prima parte di “Battle Ballads”, anche in questo caso le chitarre si amalgamano alla perfezione con un refrain immediato e ispirato. Un soave arpeggio di chitarra e la voce più rilassata di Heri Joensen introducono la ballad “Torkils Døtur”, che con il suo crescere di intensità è un tripudio di emozioni, soprattutto per la bellezza delle linee vocali, con ancora una volta Tadeusz Rieckmann a dettare i tempi dietro le pelli.

Il brano è una versione lenta e malinconica di una danza popolare Faroese, ed era già presente nello splendo live “A Night at the Nordic House” del 2022, che racchiude il meglio della discografia  dei Týr con il supporto orchestrale che rende il live un’esperienza unica.

Il viaggio del Drakkar  prosegue con “Vælkomnir Føroyingar”, un’altra canzone popolare in versione trionfale in cui il duello di riff fra Heri Joensen e Hans Hammer rende il brano epico.

“Hangman” è l’ennesimo episodio in cui la band dimostra di essere sempre alla continua ricerca della perfezione, curando in maniera quasi maniacale ogni minimo dettaglio, dal refrain al riff, passando per il solito solo guitar intenso e soprattutto funzionale alla causa. Ed ecco quello che forse è il brano più epico dell’album, “Axes”, poco più di tre minuti di battaglia, riff sontuosi, solo guitar memorabili con un refrain che può sembrare drammaticamente esagerato, ma “Axes” ti fa venire voglia di indossare un elmo e correre a capofitto in battaglia!

La titletrack “Battle Ballad” arriva in chiusura dell’album, ed è subito la saga delle chitarre, fitte, rumorose, arrabbiate, ma anche melodiche per disegnare una traccia che si imprime nella memoria.

Con “Causa Latronum Normannorum” cala il sipario su “Battle Ballads”; questa volta ci troviamo di fronte a un brano più articolato, niente doppia cassa formato elicottero, il giusto compromesso tra melodia ed energia.

Týr è il Dio della vittoria, della gloria e delle battaglie epiche, come epico è questo viaggio della durata di quarantadue minuti, che sta per iniziare; è vero, forse l’album perfetto non esiste, ma “Battale Ballads” è sicuramente uno dei migliori lavori dei Týr, semplicemente sontuoso, devastante, epico, vichingo.

Lo splendido artwork di Battle ballads è stato realizzato da Gyula Havancsak (ACCEPT, GRAVE DIGGER, HOUR OF PENANCE); l’album, pubblicato su Metal Blade, è stato mixato da Jacob Hansen (VOLBEAT, THE BLACK DAHLIA MURDER).

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2024

Tracklist: 1. Hammered 2. Unwandered Ways 3. Dragons Never Die 4. Row 5. Torkils Døtur 6. Vælkomnir Føroyingar 7. Hangman 8. Axes 9. Battle Ballad 10. Causa Latronum Normannorum
Sito Web: https://www.facebook.com/tyrband

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie le capitano Europe e Bon Jovi, ma è con gli Iron Maiden prima e Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, non ci sono mai salito, ma ho iniziato presto coi concerti, Monsters of Rock 88. 
La passione per la fotografia arriva più tardi, nei primi anni 2000. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

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