Twilight Force – Recensione: At The Heart Of Wintervale

Gli appassionati di metal estremo non si saranno fatti sfuggire un’assonanza importante fra il titolo del quarto album dei Twilight Force e un lavoro degli Immortal (“At The Heart Of Winter”, appunto) uscito alla fine degli anni novanta. Anche se non ci è dato sapere se questa assonanza sia voluta o meno, non lasciatevi ingannare: la band svedese non ha cambiato di una virgola il proprio stile e continua imperterrita a proporre cavalcate power sinfoniche che parlano di mondi incantati e scontri fra creature fantastiche. Per cui, se rigettate il power metal, attuale o passato, o ritenete che sia un genere che ha già dato tutto quello che poteva, passate pure oltre. Per chi invece pensa che ci sia ancora speranza di ascoltare lavori ben fatti e divertenti, “At The Heart Of Wintervale” può essere un rifugio perfetto.

Gli ingredienti ci sono tutti e l’album è in realtà una sorta di spettacolo musicale, i cui vari quadri ci raccontano storie arcane, di draghi che possono concedere il dono dell’immortalità o tribunali magici che condannano chi pratica la negromanzia, con il risultato di venire catapultati in un mondo parallelo dove si combatte per i propri ideali insieme a una compagine di eroi. Tutto questo per dire che i Twilight Force hanno realizzato un album che, se da una parte è molto efficace nel suscitare emozioni e rallegrare chi lo ascolta, dall’altro forse pecca di una certa ridondanza in alcuni momenti.

Intendiamoci, gli aspetti positivi sono molti, e si nota come la band abbia cercato di uscire dai canoni più stretti del genere con l’inserimento di qualche sorpresa qua e là. C’è per esempio l’intermezzo delicato di “The Sapphire Dragon of Arcane Might is Back Again“, una rinfrancante traccia in acustico che però termina prima che si sia finito di leggere il titolo (e che riprende e completa “A Familiar Memory“, che troviamo poco prima). In “Sunlight Knight“, invece, la luminosità del titolo si riflette in uno stacco stumentale dal ritmo caraibico che spiazza del tutto, ma diverte. Se poi torniamo all’inizio dell’album, troviamo “Twilight Force“, che ha tutti gli accessori giusti per risultare un brano power metal a regola d’arte, ben costruito e inizio ideale per incuriosire e spingersi nel profondo di questa avventura.

Un altro aspetto positivo è la presenza di Alessandro Conti alla voce, alla sua seconda prova discografica dietro il microfono insieme alla band che come al solito fa un lavoro egregio. Nel suo complesso l’album suscita emozioni liete e ci immerge ancora una volta in un mondo dove è bello incarnare i personaggi di Dungeons And Dragons e lanciarsi all’attacco contro creature malvagie. Il rovescio della medaglia è costituito da alcuni momenti di ridondanza eccessiva, che si esplicitano in modo particolare nei dieci minuti di ben due brani, “Highlands of the Elder Dragon” e “The Last Crystal Bearer” (di quest’ultima esiste anche una versione orchestrale, che chiude l’album). Per quanto possano piacere brani del genere, che farebbero benissimo da soli la colonna sonora di un lungometraggio a tema fantasy, in questi momenti si sfocia nell’eccesso e si rischia di deviare dall’epico al comico.

Attenzione, quindi, a non uscire troppo dal sentiero buono. Anche per questa volta, nonostante questi momenti eccessivi, i Twilight Force hanno portato a termine la loro quest e hanno superato tutti i tiri salvezza richiesti dal dungeon master. Attenzione però, perché il rischio di esagerare è dietro l’angolo.

Etichetta: Nuclear Blast Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Twilight Force 02. At the Heart of Wintervale 03. Dragonborn 04. Highlands of the Elder Dragon 05. Skyknights of Aldaria 06. A Familiar Memory 07. Sunlight Knight 08. The Last Crystal Bearer 09. The Sapphire Dragon of Arcane Might is Back Again 10. Skyknights of Aldaria (orchestral version) 11. The Last Crystal Bearer (orchestral version)
Sito Web: https://www.facebook.com/twilightforce

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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