Turbo – Recensione: Broke & Ugly

Vengono da Halifax, nella regione canadese della Nuova Scozia, e dopo aver debuttato nel 2020 con un “Fast As Fvuck” che già dal titolo era tutto uno sconveniente programma, ritornano oggi con un altro seguito a base di rock sporco, thrash e NWOBHM. Formati da Evan Frizzle alla voce, Lindsey Dicks alle chitarre, la new-entry Henry MacDonald al basso e Sylvain Coderre alla batteria con lo scopo di “prendere la vita per le palle per poi darle una bella scossa”, ehm, i Turbo hanno le idee piuttosto chiare sul tipo di intrattenimento che vogliono offrire, proponendo un mix di “energia grezza e suono viscerale” che loro stessi raccomandano ai fan di Wasp, Motorhead e Guns n’Roses. Influenzati dai connazionali Kill Cheerleader e fieri della loro dimensione indipendente, i musicisti provenienti dalla terra di Trombino e Pompadour si presentano dunque con una “Ruthless Forever” che inizialmente avrebbe dovuto dare il titolo all’intero album, e invece no. Ad ogni modo, questo punk ruspante e battagliero non potrebbe presentare meglio un disco che della sua breve durata – appena ventinove minuti – fa uno dei suoi punti di forza. Sì, perché in “Broke & Ugly” tutto è assalto e tutto è thrash, con scream e cori a dare quell’impronta punk e Warrior Soul che rende l’offerta dei quattro canadesi ancora più simpatica ed accattivante. E se anche non si può parlare di una proposta elegante, assoli e piccoli intermezzi strumentali elevano questo album ben oltre la nuda e cruda fisicità di un implacabile ritmo… al punto che verrebbe quasi di accostarli, se solo ci avessero creduto di più, ai nomi più importanti della scena thrash n’roll.

Registrate con favore la compattezza e la sensibilità melodica dei Turbo (che nella successiva “Ignite The Night” emergono con ancora più forza e carattere), si crea una relazione di fiducia con il disco che porta a lasciarsi distrarre volentieri dalle sue storie improbabili, dal suo linguaggio colorito, dalle svisate di basso che richiamano gli Iron Maiden e da quel certo non so che di Motorhead, Guns n‘Roses e gasolina che aleggia felice su ogni singola nota, condito da un’impostazione vocale che nell’effervescente quadretto sembrerebbe voler comprendere anche Tomi “Lordi” Putaansuu. In tutto questo il disco si fa ora cantabile, ora trascinante, ora perfino tecnico, rivelando una profondità ed un’attenzione al dettaglio che la band stessa, con la sua presentazione caciarona, sembrerebbe sulle prime voler quasi nascondere: in realtà, se si chiude un occhio su un’autoproduzione che presenta necessariamente dei limiti in quanto a spessore e varietà, “Broke & Ugly” appare filante e ben strutturato, capacissimo di lambire le coste dello sleaze (“Scorpio Garbage Fire”) come quelle del puro rock n’roll (“Nothing To Nowhere”), ma sempre con un’onestà di fondo, una leggibilità semplice che non solo amplificano il divertimento, ma regalano anche la sensazione di stare ascoltando un prodotto verace, genuino e che non avrebbe bisogno di presentazione alcuna per essere goduto. La scelta di un minutaggio così ridotto, se da un lato perplime chi – come l’incontentabile sottoscritto – antepone la quantità ad ogni altra cosa, dall’altro conferma le doti di un’uscita alla quale dilungarsi e rubare tempo non potrebbe interessare di meno: con una durata così contenuta è evidente che qui non c’è spazio per filler o episodi nei quali la band può tirare il fiato.

Certamente ci sono momenti leggermente meno ricercati dal punto di vista della costruzione melodica (“PissJugs And Rattlesnakes”) che una qualche timida sensazione di ripetitività potrebbero pure evocarla, in effetti, ma anche in queste occasioni è facile riconoscere il puro trasporto, l’abbandono senza domande e la sana evasione che anche, soprattutto una canzone meno strutturata può regalare. Non per fare gli esterofili, sia mai, ma i Turbo riescono ad impacchettare quel tipo di esperienza divertente e divertita che a molte delle nostre band dedite allo sleaze proprio non riesce, vuoi perché con il ritmo mascherano una mancanza di idee… vuoi perché forse questo tipo di gas noi cuori di mamma non ce l’abbiamo né nel serbatoio e né nel sangue. I canadesi, al contrario, hanno buone canzoni (come la trascinante title-track), convinzione nei propri mezzi e coraggio da vendere, il tutto senza peraltro prendersi mai troppo sul serio (“Down In Mexico”). Impavidi, sfasciati e giustamente orgogliosi, i quattro in canottiera presentano un pacchetto coerente e completo che, dal nome della band alla copertina dell’album, eleva la rusticità a stile di vita e regala un’esperienza olfattiva tra il piscio e la birra che per qualche ormonale motivo affascina, attrae ed appaga. Se non è Arte questa…

Etichetta: Autoprodotto

Anno: 2024

Tracklist: 01. Ruthless Forever 02. Ignite the Night 03. No Savior 04. Scorpio Garbage Fire 05. PissJugs and Rattlesnakes 06. Nothing to Nowhere 07. Broke & Ugly 08. Down in Mexico
Sito Web: facebook.com/TURBOFAF

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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