Grave Digger – Recensione: Tunes Of Wacken

Atteso di certo con curiosità da tutti i difensori del metal più “duro e puro”, quello di stampo teutonico “made in 80’s” tanto per capirci, vede finalmente la luce questo “Tunes Of Wacken”, che a tutti gli effetti può essere inquadrato come una sorta di “best of” proposto dai Grave Digger in chiave live relativamente alla prestazione offerta durante il Wacken 2001. Va immediatamente rilevato come la registrazione appaia per fortuna abbastanza genuina e scevra di evidenti ritocchi apportati in studio e sottolineo il “per fortuna” dato che ritengo i Grave una band in possesso di un sound granitico, duro ed a volte quasi grezzo per proprie caratteristiche genetiche e credo quindi che un’operazione di eccessiva ripulitura sarebbe di sicuro risultata inopportuna. Detto ciò mi limito ad annotare che assoluta protagonista del cd è la voce come al solito magnificamente sgraziata, roca e dannatamente espressiva (da brividi l’interpretazione nella grandiosa ‘The Ballad Of Mary’) dell’inossidabile Chris Boltendahl, capace di mostrare una tenuta invidiabile lungo l’ora abbondante dello show, mentre francamente ottima si rivela la prestazione di Manni Schmidt, all’epoca subentrato da pochissimo nella line-up in luogo dello storico chitarrista Uwe Lulis così come degno di rilievo è il drumming di Stefan Arnold, poderosamente tellurico come non mai. In apertura accennavo al fatto che qui ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “best of” del gruppo e credo che nessuno possa smentirmi dal momento che i titoli presenti in scaletta sono quelli appartenenti a canzoni come ‘The Reaper’, ‘Circle Of Witches’, ‘Knights Of The Cross’, ‘Scotland United’ senza dimenticare l’immortale ‘Heavy Metal Breakdown’, che decreta la chiusura del set in un clima di vero e proprio trionfo; d’altra parte l’entusiasmo del calorosissimo pubblico tedesco è palpabile per tutto l’arco del concerto e si percepisce in modo netto la sensazione che il gruppo giochi in casa, ma altrettanto innegabile è il fatto che i Grave Digger meritino un rispetto capace di varcare gli steccati dei generi e delle bandiere in considerazione di una carriera ventennale caratterizzata da qualche brutta caduta ma soprattutto costellata di picchi qualitativi davvero elevati. Ed è in quest’ottica a mio parere che ci si deve accostare a questo disco, che si rivela un’egregia testimonianza delle potenzialità on stage della band per i fans già acquisiti e allo stesso tempo un valido punto d’incontro per chi desidera incrociare per la prima volta la sua esperienza musicale con quanto prodotto, soprattutto con un occhio ai lavori sfornati più di recente, dal combo teutonico.

Voto recensore
7
Etichetta: Serenades / A.Globe

Anno: 2002

Tracklist: Intro / Scotland United / The Dark Of The Sun / The Reaper / The Roundtable / Excalibur / Circle Of Witches / The Ballad Of Mary / Lionheart / Morgane Le Fay / Knights Of The Cross / Rebellion / Heavy Metal Breakdown

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