Grenouer – Recensione: Try

Godono di un certo seguito in patria i russi Grenouer, ma dopo tanti anni di duro lavoro stanno cercando di far circolare il loro nome anche fuori dai confini del metal dell’Est Europa per approdare al più interessante mercato occidentale. C’è da dire che una certa credibilità la band l’ha maturata, prima suonando death metal e poi spostandosi progressivamente verso un sound più moderno e tecnico. Questo “Try” risale in realtà al 2006 ed è di fatto un Ep lungo più che un album intero, anche se non è chiaro se i brani sono stati nuovamente registrati per questa uscita oppure no. Ad ascoltare la loro musica si intuisce una vera preparazione e una passione sincera e radicata. Non a caso si ascoltano influenze di band come Meshuggah, Fear Factory, Cynic che vengono elaborate in modo non del tutto originale, ma comunque abbastanza convincente. In certi passaggi sembra di ascoltare i nostri Sadist (anche se i Graneour, non ce ne vogliano, non ne hanno la classe e la personalità) o i Textures (che però sono decisamente più orientati alla melodia). Per chi ama certi stilemi “Try” sarò una gradita sorpresa, anche perché la produzione è di buonissimo livello e la qualità dei brani rimane più che discreta con tanta varietà di elementi e una convincente sequenza di ritmiche, melodie e assoli. A non decollare del tutto restano solo le vocals: troppo sforzate per aggredire al meglio quelle in growl e troppo prevedibili quelle più pulite o filtrate. Una vera schifezza sono invece i due remix techno-pop-elettronici messi in coda per allungare la minestra, ma basta far finta di nulla e ricordarsi di spegnere il lettore dopo la traccia numero 7.

Voto recensore
7
Etichetta: Casket / Plastic Head

Anno: 2008

Tracklist: 01. Intro: Verified
02. Devil's Eye
03. Open Up Entrails
04. A Passage in the Sky
05. All Along The Runway
06. Powdering Squeeze
07. Wanting to be Alone
08. The Message
09. Shut My Eyes
Sito Web: http://www.myspace.com/grenouer

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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