Neuraxis – Recensione: Trilateral Progression

Techno-death metal dal Canada per questi Neuraxis, band dalla notevole apparenza, se vista dal punto di vista della tecnica strumentale, ma non altrettanto irresistibile nel gusto compositivo. Un quarto disco più che competente, ma troppo ancorato per certi versi ai dettami classici di un genere che sembra aver esaurito la spinta evolutiva da parecchio tempo e altrettanto poco creativo quando emergono certe affinità con il suono più moderno del noise-core. Non che questo sia necessariamente un limiti invalicabile, sempre che si riesca a mettere in fila i riff con una certa logica e una salvaguardia minima del concetto di canzone. I Neuraxis si affaticano invece a suonare il più intricato e veloce possibile, ma non ripongono altrettanta meticolosità nello sviluppo della struttura del brano, con danno irreparabile alla digeribilità dell’insieme. In alcuni passaggi ci impressionano, come nell’assalto death-black di ‘A Curative Struggle’ (che vince la palma di brano più trascinante del lotto) o nella brutal-techno-thrash ‘Caricature’, ma troppo spesso gli stacchi melodici o le ripartenze a mitraglia appaiono distanti dal filo conduttore. Un difetto che un buon numero di ascolti riesce certo a mitigare fino rendere comunque piacevole l’ascolto, ma se riuscissero a miscelare le loro influenze con maggiore naturalezza e un pizzico di personalità in più i Neuraxis potrebbero andare molto lontano. Aspettiamo sviluppi.

Voto recensore
6
Etichetta: Earache / Self

Anno: 2005

Tracklist: 01. Introspect
02. Clarity
03. Thought Adjuster
04. Shatter The Wisdom
05. Monitoring The Mind
06. A Currative Struggle
07. Chamber Of Guardians
08. Caricature
09. Axioms
10. The Apex

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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