Jorn – Recensione: Traveller

Dopo la scorpacciata orchestrale di “Symphonic”, Jorn torna al caro vecchio heavy metal. La carriera solista del vocalist più acclamato del momento è stata costellata finora da album dalla qualità sempre elevata, nonostante uscite ravvicinate e dalla cadenza annuale. E il nuovo “Traveller” non fa eccezione. Le canzoni di questo ottavo capitolo non tradiscono ancora una volta le attese e confermano l’amore incontrastato del norvegese per il mai abbastanza compianto Ronny James Dio.

Jorn prova a caripre l’essenza stessa del metal, non scendendo a compromessi ed andando a recuperare le radici del genere. Guitar riff possenti e vocals melodiche e roboanti sono sufficienti a far nascere un grande brano heavy, senza il bisogno di addobbare il tutto con luci colorate, orpelli sinfonici e sovraincisioni cinematografiche, accelerazioni supersoniche in stile Dragonforce, tanto in voga in questo ultimo periodo. “Traveller” è figlio di quel metal ottantiano proposto dall’ex leader dei Sabbath, come dimostra l’opener “Overload”, tenace nel suo incedere cadenzato e caratterizzata da melodie profonde e graffianti. La title track insiste su uno spartito semplice e diretto, in cui le note sembrano scriversi da sé e risolvono i passaggi di chitarra con stacchi vocali immensi, in cui Jorn non ha attualmente rivali. “Traveller” recupera di tanto in tanto l’anima cupa e sulfurea dei Candlemass d’annata (o dannata?), come nella doomeggiante “Carry The Black”, in cui fanno capolino i primi ed ultimi arrangiamenti di tastiere, con organi tenebrosi ed horrorifici. Tanto per accontentare anche i fan dell’hard rock, Lande estrae dal cilindro anche la hit “Make Your Engine Scream”, in cui melodie à la Rainbow si sovrappongono ad una sezione ritmica pomposa.

“Traveller” è un album quadrato e compatto, dedicato a chiunque indistintamente si professi ascoltatore dell’heavy metal. I vecchietti andranno in brodo di giuggiole, i più giovani avranno solo da imparare. Le vette compositive di Ronny James Dio sono ancora lontane, ma il contributo di Jorn dietro al microfono, uno dei più grandi talenti vocali dell’ultimo decennio, permette a quest’opera di maniera di elevarsi ancora una volta dalla mediocrità.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Overload
02. Cancer Demon
03. Traveller
04. Window Maker
05. Make Your Engine Scream
06. Legend Man
07. Carry The Black
08. Rev On
09. Monsoon
10. The Man Who Was King


Sito Web: http://www.jornlande.com/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Alberto Capettini

    IMO uno dei suoi lavori più ispirati seppur canonico

    Reply

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