Trash Fest III: Live Report

Quest’anno la terza edizione del Trash Fest si può dire è stata caratterizzata da cancellazioni improvvise e sostituzioni all’ultimo momento di vari artisti, alcuni per problemi di salute, vedi i Gemini 5, bloccati a causa di un serio problema alla gola di Tin (cantante), altre come quella dei Lacrimas Profundere, perché richiesti come opening act dei 69 Eyes per la seconda parte del tour europeo. Ad ogni modo il bill del festival è rimasto comunque di tutto rispetto e la due giorni è stata piacevole, con gruppi in grado di attirare un nutrito numero di persone al Nosturi e di rendere la serata davvero incandescente.

Alle 20.00 puntuali come degli orologi svizzeri, salgono sul palco gli inglesi Night By Night, (invitati da Mike Divine, leader dei Violent Divine, che per la due giorni avrà il compito di presentare le serate), capeggiati da Ben Christo (chitarrista dei Sisters Of Mercy), qui in veste di frontman. Musicalmente cercano di unire un certo hard rock legato a nomi quali Def Leppard e Bon Jovi, a sonorità più recenti di gruppi come My Chemical Romance e Funeral For A Friend. Il risultato è parecchio discontinuo e emergono in superficie, più i rimandi a questa nuova ondata musicale, che all’hard rock vero e proprio e sebbene alcuni pezzi sono vincenti in sede live, come “Can’t Walk Away”, altri risultano derivativi e mancanti di quel tiro, che ha reso la fortuna dei gruppi sopra menzionati.

Secondo gruppo in cartellone, sono i tedeschi Lord Of The Lost per la prima volta su un palco in Finlandia. Ormai il loro debutto “Fears” staziona fisso sul mio lettore cd, quindi la curiosità di vederli finalmente dal vivo era tanta e a conti fatti non hanno deluso le mie aspettative. Si parte subito alla grande con “Dry The Rain”, la song più catchy del disco, seguita da “Nothing Words Can Say” e da “Vicious Circle”, molto Mansoniana nelle linee vocali e con un ritornello veramente strepitoso. La band è molto affiatata sul palco e la sezione ritmica risulta precisa e compatta, un plauso alla batterista, che fasciata in un corsetto a dir poco strettissimo, non sbaglia mai un colpo. Tutta l’attenzione però è focalizzata sul frontman, Chris”The Lord” Harms, vero animale da palco, che non si risparmia un attimo tra una song e l’altra e come chicca, dopo la struggente “Not From This World”, propone una spassosissima versione di “Bad Romance” di Lady Gaga, facendo ballare tutti i presenti, compreso il pubblico sulla balconata che non riesce a star fermo un secondo. “Last Words”, il nuovo singolo e video della band, ci porta verso la fine dello show, chiuso con un’intensa versione di “Sooner Or Later”.

Dopo un veloce cambio palco è la volta dei finlandesi Iconcrash, qui in veste di sostituti dei Lacrimas Profundere. Purtroppo si nota subito che il gruppo non è a suo agio sul palco, soprattutto il cantante Jaani, sembra distaccato e distante, più tardi si scoprirà che il nuovo tecnico che avevano a disposizione, non ha fatto un buon lavoro e per tutto lo show un ronzio costante ha impedito al cantante di dare il meglio di se. La prima parte del loro set comunque è positiva, alternano song più datate tratte dal loro esordio “Nude”, a brani più recenti come la dirompente “Strange Strange Dark Star” e la delicata e sognante “Everlasting”. Lascia comunque l’amaro in bocca che il gruppo non sia uscito per i bis di rito, comprensibile l’arrabbiatura per i vari problemi tecnici, inaccettabile invece questo atteggiamento da parte del cantante.

Headliner per il secondo anno consecutivo della prima serata del Trash Fest, sono i rockers finlandesi Private Line. Come sempre vederli dal vivo è un vero piacere, hanno tutte le carte in regola per fare il botto, grandi canzoni, presenza scenica e ottima resa live. Stavolta il loro set è stato incentrato sull’esecuzione di molti nuovi pezzi tra cui l’opener “Ghost Dance”, “Death Bed Time Stories”, accolte molto bene dal pubblico, anche se i pezzi più famosi come “Uniform”, “Sound Advice”, “1-800-Out Of Nowhere” sono quelli che hanno riscosso più successo. Molto divertente vedere la partecipazione del pubblico sull’immancabile “Cheerleaders & Dope Dealers” E “Broken Promised Land”. Con mio consueto rammarico vedo che stavolta hanno deciso di non proporre nulla del loro primo imprescindibile self-titled album, ma non si può avere sempre tutto dalla vita.

La seconda serata del Trash Fest sarà caratterizzata quasi interamente da sonorità industrial rock, e a causa della cancellazione dei Gemini 5, i gruppi in cartellone avranno la possibilità di esibirsi per un tempo maggiore. I primi a salire sul palco del Nosturi sono i finlandesi Cold Cold Ground, avendoli già visti l’anno scorso al precedente Kick Off Party, sapevo già cosa aspettarmi da loro, un potente e ritmato industrial rock d’effetto e molto ballabile. Come sempre sul palco spicca la presenza del chitarrista Mr. Bunny con la maschera da coniglio, ormai come suo trademark di riconoscimento. I pezzi migliori sono stati sicuramente “Pigs”, “You Will Break” veramente trascinante e d’impatto. Non da meno “Electrodes” e “DIYM” con un ritmo davvero martellante a cui è difficile resistere.

Cambio palco veloce e poi è la volta dei Spiritraiser, che gentilmente si sono prestati a suonare anche al Trash Fest, dopo l’esibizione di due giorni prima al Kick Off Party, per colmare un po’ il lasso di tempo tra i vari gruppi, vista la defezione dei rockers svedesi. C’è da dire che questa volta, il gruppo è più in palla rispetto alla performance del Gloria, forse merito di suoni più cristallini e per questo la resa finale è buona. Anche il cantante sembra più partecipe e più concentrato e i pezzi vengono eseguiti decisamente meglio. Si parte con “Apollo’s Child”, buon brano dinamico ed energetico, seguito da “Come Ray Of Light”. Anche stasera verrà proposta “White China Girl”, a mio avviso il pezzo migliore composto dal gruppo di Helsinki, in cui si sintetizza la loro proposta, fatta di un rock influenzato dai maestri dell’hard rock dei 70s, con un tocco di modernità riconducibile ai Soundgarden d’annata e un pizzico di melodia tipica del loro paese d’origine. A chiudere il loro set, spetta ad un’intramontabile cover di “Rock And Roll” dei Led Zeppelin, eseguita in modo ineccepibile.

Dopo di loro, è la volta dei rockers inglesi New Generation Superstars, artefici di un set a dir poco esplosivo. Il gruppo, amatissimo in patria perfino da riviste quali Kerrang, sa esattamente come condurre il gioco e far pendere il pubblico dalle loro labbra, merito di canzoni vincenti e dai ritornelli a dir poco memorizzabili. Propongono un rock sanguigno, influenzato e sporcato a dovere anche dal punk rock e pezzi come “Save Me” ne sono la riprova. Ottima conferma.

Il prossimo gruppo in cartellone sono gli italianissimi Neon Synthesis, personalmente non conoscevo la loro proposta, ma a parte l’inizio, in cui si sono esibiti di fronte a pochissime persone, probabilmente ancora rimaste al bar per abbeverarsi tra un set e l’altro, piano piano sono riusciti a coinvolgere i presenti con la loro musica, un industrial rock influenzato ampiamente dall’ebm. Il loro album”Alchemy Of Rebirth”, è stato prodotto da Victor Love dei Dope Stars Inc. e qua e là nella loro proposta, ci sono rimandi alla band romana, anche se bisogna precisare che il gruppo bresciano, ha una sua propria identità musicale ben delineata e in pezzi come “Stolen By The Wind” e “Catharsis” ne da ampiamente prova.

Headliner della serata troviamo i Dope Stars Inc. , gruppo molto amato da queste parti, tanto da affollare per bene il locale. Si parte alla grande con “Theta Titanium”, uno dei pezzi migliori del gruppo, in grado di far ballare davvero tutti i presenti. Splendida anche l’esecuzione di “Bang Your Head”, “21 Century Slave” e “Vyperpunk”, a metà concerto però c’è un calo vocale da parte di Victor, probabilmente per l’estremo caldo nella sala, comunque questo piccolo neo, certo non inficia una prestazione molto positiva da parte del gruppo romano, ormai consacrato in terra finnica.

Ma la parte più attesa della due giorni deve ancora arrivare, cioè la jam session finale in cui si alterneranno sul palco, un po’ tutti gli artisti che vi hanno partecipato. Stavolta Mike Divine, che ha gentilmente presentato la due giorni, avrà il piacere di cantare i primi due pezzi, una cover dei Cult e una dei Sisters Of Mercy, assieme a componenti dei Night By Night, Iconcrash e Lord Of The Lost. Personalmente non sono una grande estimatrice delle doti vocali dello svedese, quindi quando è stato sostituito dal singer degli Spiritraiser, per una spassosissima versione di “Monkey Business” degli Skid Row, non ho potuto altro che ribadire la superiorità vocale del cantante finlandese, molto abile ad interpretare un brano dall’estensione vocale non indifferente come quello proposto. Altro cambio di musicisti sul palco, con l’inserimento alla chitarra di Jack e Sammy dei Private Line alla voce, per una cover di “I Believe In Miracles” dei Ramones, molto divertente, anche se il cantante visibilmente alticcio e con foglio alla mano con i testi della canzone, non era certo al massimo delle sue possibilità. Poi all’after show, ha confessato che era da dodici ore consecutive che stava festeggiando e bevendo allegramente, quindi il risultato è stato un po’ offuscato dalla cosa. Per il gran finale è stata proposta “Rebel Yell” di Billy Idol cantata da Anzi Destruction degli Stereo Junks (grandi assenti della prima giornata), supportato alla chitarra da Cat dei Deathstars, Goran dei Sexy Death/Midnight Cowboys, che poi successivamente, sono stati raggiunti da tutti gli altri musicisti per un’invasione di palco in grande stile. Anche quest’anno il Trash Fest è stato un successo, anche se un po’ penalizzato dalle svariate cancellazioni, per l’anno prossimo si parla di uno spostamento addirittura di paese, voci di corridoio riferiscono di un possibile trasferimento nella vicina Svezia, la cosa comunque certa è che sarà un appuntamento a cui non potremmo certo mancare. In Trash we trust!

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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