Trapeze – Recensione: You Are The Music… We’re Just The Band

Fra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90 del secolo scorso, nella musica rock e metal, si era fatta strada una tendenza nata dalla commistione fra stili musicali apparentemente ben diversi fra loro, venendo definita come Crossover, una sorta di calderone dalle varie spezie. In realtà l’asse portante del crossover, che univa brani dai riff e dalla struttura metal al groove tipico del funky e della black music in generale, mica veniva dal nulla. Dei precedenti illustri c’erano stati addirittura all’inizio dei Seventies, e avevano trovato la loro miglior espressione nei Trapeze, trio inglese formato alla fine del decennio precedente. Dopo un debutto omonimo per la Treshold Records (l’etichetta dei Moody Blues) ancora con un’identità in cerca di definizione, e ridotta la formazione a trio, trovava la sua formula nel secondo Lp, “Medusa”, del 1971. E già da quello splendido disco si poteva trovare una fusione fra l’allora nascente hard rock e il funky, il che era una novità assoluta per quegli anni. D’altronde mica si trattava di musicisti qualsiasi, andiamo infatti a parlare di Glenn Hughes a voce e basso, Mel Galley alla chitarra e Dave Holland alla batteria, che avranno maggior notorietà in altre formazioni. Ma a quel tempo formavano l’ossatura di una delle band più innovative, interessanti e di gran qualità che ci fossero in circolazione.

Nel 1972 esce questo “You Are The Music… We’re Just The Band”, scelto perché è probabilmente il lavoro in cui la fusione fra generi è del tutto compiuta.

L’inizio affidato a “ Keepin’Time”, col suo riff durissimo, quasi proto metal, e la doppia cassa, che passa poi a intermezzi puramente funk, è un perfetto esempio di quanto detto. Il contrasto è netto con la soffusa ballata “Coast To Coast”, in cui Hughes tira fuori vocalmente la sua anima più soul, con risultati talmente spettacolari che il brano verrà ripreso nella sua carriera solista ed è tutt’ora uno dei suoi highlights dal vivo. Su una linea simile si può definire anche “ What Is A Woman’s Role”, pur più chitarristica, con un solo di gran gusto di Galley e un finale in crescendo. “ Way Back To The Bone” è un altro esempio di perfetto connubio di un giro funk eseguito con l’energia e la potenza del rock, un ritornello di puro hard blues e delle dinamiche straordinarie, modulate magnificamente dalla batteria di Holland, indubbiamente uno dei punti più alti del disco, mentre “ Feelin’ So Much Better Now” è più classicamente hard rock, pur con quei sensuali coretti soul. Altra splendida ballata, con Hughes a raggiungere picchi vocali altissimi, è “ Will Our Love End”, dove ci sono anche inserti del sax dell’ospite Jimmy Hastings. Dopo la trascinante commistione fra i generi citati di “Loser”, arriva il gran finale con la title track “You Are The Music”, dall’irresistibile giro chitarristico iniziale con un impressionante tiro funk contrappuntato dal basso di Hughes, che si produce anche in una sensazionale linea vocale e un refrain che non può non restare stampato in testa. Anche qua la black music viene declinata in chiave decisamente rock, per una formula che all’epoca era assolutamente unica e decisamente innovativa.

I Trapeze continueranno con poco successo (ne avranno stranamente in Texas) attraverso vari cambi di formazione per circa un altro decennio in cui pubblicheranno altri buoni dischi, anche dopo l’abbandono di Hughes, che come sappiamo verrà convocato dai Deep Purple (e nei quali porterà molto dell’intenzione musicale della band madre) e quello di Holland, che finirà nei Judas Priest. Lo scioglimento sarà conclamato quando Galley, che aveva sempre portato avanti la band, entrerà nei Whitesnake, coi quali inciderà lo splendido “Slide It In”, che lo vedrà fra i principali compositori. Qualche reunion estemporanea per dei concerti e la pubblicazione di un live nel 1993 non avrà seguito anche a causa della morte di Mel Galley nel 2008 e di Dave Holland nel 2018.

Di loro resta l’eredità di dischi straordinari, avanti per l’epoca (forse troppo), che influenzeranno anche musicisti che porteranno quella formula al grande successo, come i Red Hot Chili Peppers. E questo “You Are The Music” resta a cinquant’anni dalla sua uscita un esempio di quanta creatività e innovazione ci fosse in un epoca densa di musica inarrivabile.

Etichetta: Treshold Records

Anno: 1972

Tracklist: 01. Keepin’Time 02. Coast To Coast 03. What Is A Woman’s Role o4. Way Back To The Bone 05. Feelin’ So Much Better Now 06. Will Our Love End 07. Loser 08. You Are The Music

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