Nomad – Recensione: Transmigration Of Consciousness

I veterani polacchi Nomad, dal 1994 alfieri del death metal, contemporaneamente ai connazionali Vader, Behemoth, Decapitated, Hate, non sono ancora riusciti a eguagliare i livelli di notorietà e popolarità di suddette band, e anche in occasione di questo loro quinto lavoro, “Transmigration Of Consciousness”, pare che le cose non siano destinate a cambiare di molto.

Il problema principale dei Nomad non sta tanto nella mancanza di capacità o professionalità, bensì nell’idea artistica stessa, che poggia su fondamenta solide ma monotone, ortodosse e tradizionali ma non molto brillanti. E a poco vale, in questo senso, il grande sforzo profuso per arricchire e approfondire l’impianto tematico e simbolico, con riferimenti filosofico-religiosi che, anzi, finiscono per appesantire un sound già abbastanza pachidermico e lento negli spostamenti.

Una rapida occhiata alla tracklist, che si compone di ben 17 pezzi, suggerisce che la frammentazione dei brani e la proliferazione di intro (un po’ come fecero, con ben altri risultati, i Pestilence con “Testimony of the Ancients”, 1991) serva solamente a nascondere la mancanza di direzionalità dell’album, che, nei nove brani propriamente detti, si limita a proporre omogenei e monolitici mid-tempo, neanche troppo risoluti nelle strutture portanti.

Trattandosi di una band dall’ormai lunga esperienza, sarebbe lecito aspettarsi più controllo e furbizia realizzativa, invece che la coltivazione di aspirazioni concettuali (dirette dal singer Bleyzabel Balberith, ideatore anche del pregevole artwork) troppo elevate per le loro possibilità.

La band guidata da Seth, già secondo chitarrista live dei Behemoth, è purtroppo priva del groove, dell’incisività necessaria a lasciare un segno nell’ascoltatore, anche se di momenti tutto sommato interessanti ce ne sono, come in “Identity with Personification” o “Abyss of Meditation”, dalle strutture che cercano di stare dietro allo stile dei francesi Gojira.

Potrebbe darsi che imboccando la strada di un back to the basic i Nomad possano realizzare, o comunque concentrare meglio il loro potenziale, invece che diluirlo in elucubrazioni che lasciano il tempo che trovano.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Witching Hour Productions

Anno: 2011

Tracklist:
1. Intro - Are You Ready... 00:44
2. The Demons's Breath 03:48
3. Intro 00:39
4. Dazzling Black 04:27
5. Intro 00:33
6. Identity with Personification 05:04
7. Intro 00:38
8. Pearl Evil 03:55
9. Intro 00:39
10. Abyss of Meditation 06:30
11. Intro 01:01
12. Flames of Tomorrow 03:49
13. Intro 00:40
14. Raised Irony 04:06
15. Intro 00:36
16. Four percent of Hate 03:05
17. Outro 00:18

Sito Web: http://www.nomad-band.com/

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